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Cosa ci sta insegnando questa pandemia

di Gianni Tamino, biologo (Università di Padova), Associazione per la Decrescita Pandemie e condizioni del Pianeta L’obiettivo evolutivo di tutte le forme viventi è la propria riproduzione, per colonizzare l’ambiente di vita, obiettivo che entra in relazione, talora conflittuale, con lo stesso obiettivo riproduttivo di tutti gli altri organismi: da queste relazioni si sviluppano gli

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Coronavirus: COVID-19, prove tecniche di trasmissione

Turbamenti e inquietudini sociali ascrivibili a situazioni oggettivamente drammatiche hanno segnato un’infinità di volte la storia umana, anche quella più recente, come dimostrato dalla sequenza di crisi gravi degli ultimi decenni causate da guerre, incidenti nucleari, cambiamento climatico, eventi estremi e terremoti che hanno seminato devastazione e terrore in numerose aree del pianeta, dove la sofferenza e la paura sono ancora oggi i sentimenti dominanti. Ma nel caso dell’epidemia da COVID-19, ormai divenuta vera pandemia, siamo di fronte a uno scenario molto diverso, che, almeno per il momento e per quanto ne sappiamo, richiede unicamente risorse, capacità di valutazione e iniziative efficaci e coordinate a più livelli tecnici e istituzionali, senza concedere nulla al fatalismo e a tentazioni allarmistiche.

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Il virus della decrescita involontaria

Si sa, per riprendere un felice titolo di Alan Ford, che “la paura fa spavento”! In questo caso trattasi ovviamente del timore del contagio dal coronavirus (Covid-19). Di fronte agli allarmismi mediatici e alle ripetute contraddizioni ed imprecisioni proferite dagli alti rappresentanti dello Stato, sarebbe ingiusto colpevolizzare troppo la popolazione per alcune loro reazioni abnormi.

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Verso una soggettività politica plurale e alternativa: una proposta di percorso comune

Lo scorso 1 febbraio si sono incontrate a Bologna, su invito dell’Associazione per la Decrescita, una trentina di realtà dei movimenti ambientalisti, pacifisti, antirazzisti, del mondo dell’economia solidale e trasformativa, e con l’idea di confrontarsi attorno ad una progettualità politica comune. Hanno mostrato il loro interessamento, partecipando all’incontro o contattando i promotori: ARESS, Asilo Filangeri,

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Guerra planetaria alla natura

di Paolo Cacciari, 21 dicembre 2019 A Madrid è andata in scena una contrapposizione tra i rozzi negazionisti della “coalizione fossile” e gli innovatori europei del Green New Deal. In verità, ambedue non vogliono pagare il prezzo dei danni che hanno provocato al pianeta. Le conferenze Onu sul clima sono inutili. E se gli impegni per

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Il mito della crescita verde

La crescita verde non può esistere: riportiamo dal Movimento per la Decrescita Felice (MDF) un articolo sulla versione italiana del rapporto “Il mito della crescita verde: perché non è possibile disaccoppiare la crescita economica dalla crescita dell’impatto ambientale”, che evidenzia come crescita economica e impatto ambientale siano direttamente collegati. [causa limiti di spazio web, per

Articoli Recensioni

Carola Rackete: Il mondo che vogliamo

Sorprendente Carola Rackete. Nel suo libro, Il mondo che vogliamo, scritto con Anne Weiss e con una splendida introduzione dell’attivista del Ciad Hindou Oumarou Ibrahim (Garzanti con “la Repubblica”, pp. 157 Euro 12), intreccia il racconto di quei drammatici, caldissimi giorni di giugno a bordo della Se-Watch 3 con riflessioni sulla sua vita, sulle leggi e le convenzioni internazionali che regolano i soccorsi umanitari e sui mali del mondo che provocano tali tragedie.

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Il mondo del lavoro si mobilita per la decarbonizzazione e l’emergenza climatica

Bill McKibben, un ambientalista statunitense attivo anche come scrittore e giornalista, definito nel 2010 dal Boston Globe come “l’ecologista probabilmente più influente della nazione” e che ha lavorato sul cambiamento climatico per trent’anni, dice di aver imparato a liberare la sua angoscia e a tenerla sotto controllo. Ma, negli ultimi mesi, ammette che la sua vera inquietudine riguarda i suoi figli.

Persone

Gustavo Soto

Gustavo Soto Santiesteban, (Cochabamba, 1954) è uno scrittore, semiologo e consulente per i diritti indigeni. E responsabile della pianificazione del CEADESC e ricercatore sui temi dei nuovi paradigmi, megaprogetti e neo-estrattivismo. Docente di Semiotica, Filosofia del linguaggio e Epistemologia presso varie università; visiting professor CESU-UMSS. Ha pubblicato diverse opere, tra cui Essai sur le cinema bolivien (1989); Trasparenza Relazione sulla Prefettura di Cochabamba (2009); Informe DESC en Tierras Bajas de Bolivia (2007); Propuesta CPE transversalizada por los derechos de los pueblos indígenas y naciones originarias para la OICH (2006); Manejo forestal comunitario en la TCO Guarayos (2004); Culturas y democracia en dos municipios indígenas (2004); Co-direttore della rivista di letteratura boliviana Hipótesis (77-80), El manto del verdugo (1977); 1er Premio Nacional “Cuadernos De Vientos Nuevos” Cochabamba; De la memoria y el retorno (poemario) (1988); El duelo, (1999).