Il rapporto IPCC e la COP26

In vista della COP26 a Glasgow, Alberto Castagnola ha ripreso e commentato il rapporto ai decisori politici degli scienziati che lavorano per l’IPCC, in una serie di articoli pubblicati su www.comune-info.net

Il primo articolo “Senza appello” introduce il rapporto dell’IPCC che segnala con tutta evidenza che non è più il tempo di giocare col fuoco perchè, ad esempio, la temperatura superficiale globale è aumentata più velocemente a partire dal 1970 che in qualsiasi altro periodo di 50anni degli ultimi duemila anni e ci sono 9 probabilità su 10 che tra il 2021 e il 2025 andremo incontro alle temperature più alte mai registrate.

Il secondo articolo “La crisi climatica si complica” spiega che gli effetti del disastro chiamato “emergenza climatica” oggi sono ben diversi da come venivano descritti nel precedente rapporto AR5 solo poco più di due anni fa e sono causati sempre di più dalle attività umane.

Il terzo articolo “Siamo in piena crisi idrica” sottolinea che sono numerosi i cambiamenti indotti dal caldo crescente: in particolare l’aumento della frequenza e dell’intensità degli “eventi estremi”, delle ondate di calore marine, delle forti precipitazioni nella siccità agricola ed ecologica in alcune regioni, nelle caratteristiche dei cicloni tropicali più intensi, nella crescente riduzione del ghiaccio marino artico, della copertura  nevosa di montagne e pianure, e del continuo scioglimento del permafrost.

Il quarto articolo “Cambiamenti irreversibili” spiega che molti cambiamenti dovuti alle emissioni di gas serra passate e future sono irreversibili per secoli o millenni, in particolar modo i cambiamenti nell’oceano, nelle calotte glaciali, e nel livello del mare.

Il quinto articolo “La valutazione dei rischi climatici” tratta della valutazione dei rischi climatici e della pianificazione degli interventi di adattamento a scala globale, regionale e locale: la valutazione tanto necessaria quanto complessa perché, ad esempio, i cambiamenti cuasati dall’uomo, inclusi quelli estremi, saranno o amplificati o attenuati dalla variabilità interna.

Il sesto articlo “Limitare i cambiamenti climatici” ci parla delle misure di intervento dirette a limitare i cambiamenti climatici in corso suggerite dagli scienziati che lavorano per l’IPCC e spiega che ridurre a zero le emissioni è urgentissimo ed essenziale ma non basterà a ridurre o a eliminare i gas serra che da tempo abbiamo fatto accumulare nell’atmosfera.

 

Ricordiamo che su questo tema aveva già scritto anche Mario Agostinelli in quest’altro articolo, da cui è anche possibile scaricare il Rapporto IPCC 2021 in italiano.

Ricordiamo anche che quello emesso ad agosto è il rapporto solo del primo gruppo di lavoro dell’IPCC, che affronta la comprensione fisica del sistema e del cambiamento climatico. Il rapporto del secondo gruppo di lavoro (atteso per febbraio 2022) valuterà gli impatti del cambiamento climatico, da una visione mondiale a una regionale degli ecosistemi e della biodiversità, ed esaminerà le implicazioni per gli esseri umani e le loro diverse società, culture e insediamenti. Il rapporto del terzo gruppo di lavoro (atteso per marzo 2022) valuterà i progressi nella limitazione delle emissioni e la gamma di opzioni di opzioni di mitigazione disponibili nei sistemi energetici e urbani ed in diversi settori produttivi. Di questo terzo rapporto alcune parti sono state fatte trapelare da alcuni autori (e riprese, per esempio, dal Guardian) per timore che vengano poi cancellate a causa delle fortissime pressioni di lobby di inquinatori pubblici e privati.

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