COP 26: Il collasso climatico nell’ottica della Decrescita

di Gloria Germani

A pochi giorni dall’inizio della nuova (la XXVI) Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, ci pare oltremodo opportuno allargare la discussione su alcune tematiche molto ampie (e forse scomode) che ci consentano davvero di afferrare la portata della crisi che stiamo vivendo.

L’Homo sapiens ha circa 250.000 anni e nella storia del pianeta Terra si sono alternate 5.000 diverse civiltà o modelli culturali differenti spesso legati alle diversità degli ecosistemi in cui vivevano e in cui sono prosperati. Tra tutte queste, solamente la civiltà occidentale moderna si è espansa in tutto il pianeta ed ha creato la globalizzazione: un unico modello che, dopo la caduta del comunismo negli anni 90, ha invaso con uno stesso schema economico praticamente tutti gli stati del pianeta. Come fa notare Luca Mercalli, solo cinque generazioni a cavallo tra Novecento e Duemila sulle 10.000 che ci separano dalla comparsa dellHomo Sapiens hanno prodotto emissioni di CO2 tali che entro il 2050 la sopravvivenza dell’uomo sarà drasticamente a rischio, mentre già adesso è scomparsa una percentuale altissima delle specie viventi.

A giugno 2001 è uscita l’anticipazione del Sesto rapporto IPCC che uscirà nel febbraio del 2022, ma i principali risultati sono già consolidati. La più grande istituzione internazionale che studia il clima ci avverte che il cambiamento climatico è già qui. L’IPCC calcola che le temperature medie globali siano cresciute finora di 1,1°C rispetto ai livelli preindustriali. Rende chiaro che “Gli attuali livelli di adattamento saranno inadeguati per rispondere ai futuri rischi climatici”. Decine di milioni di persone soffriranno la fame, 130 milioni finiranno in povertà estrema. Centinaia di milioni di persone dovranno affrontare inondazioni nelle città costiere, ondate di caldo intollerabili e scarsità d’acqua. Il rapporto sottolinea il ruolo degli impatti multipli a cascata che, come in un effetto domino, destabilizzano una catena di ecosistemi come sta già avvenendo con lo scioglimento dei ghiacciai in Groenlandia e Antartide, lo scioglimento del permafrost siberiano e il degrado dell’Amazzonia. Il nuovo rapporto dell’IPCC ci avverte che l’umanità non sta agendo nel verso giusto, visto che la probabilità di innescare ”gli impatti multipli a cascata” è causata da fenomeni profondamente influenzati dall’uomo.1

Le cronache degli ultimi mesi non hanno fatto che confermare gli studi e le previsioni degli studiosi. Nel giugno 2021 nel fresco e boscoso Canada è giunta un’ondata di caldo che ha raggiunto i 50 gradi e che ha fatto registrare oltre 700 morti. Negli stessi giorni nel sud della Francia si sono verificate grandinate senza precedenti che hanno provocato cumuli di ghiaccio di mezzo metro a terra e il 15 luglio Germania, Belgio e Paesi Bassi sono state colpite da un’alluvione potentissima che ha causato 218 morti accertati.

A questa situazione allarmante, i governi mondiali cercano, nella migliore delle ipotesi, di rispondere con soluzioni tecnologiche, piani di resilienza, digitalizzazione, eventualmente tassando le emissioni di CO2 e cercando di favorire il passaggio alle energie rinnovabili. Inneggiano senza sosta al mantra “sviluppo sostenibile” attraverso una serie di parole magiche come quella del “disaccoppiamento” per cui verrebbe mantenuta la crescita economica ma senza gli impatti negativi: inquinamento, aumento dei rifiuti, esaurimento delle risorse.

Mai viene sottoposta a critica la questione fondamentale: il concetto di progresso legato alla crescita economica e tanto meno si dubita se la civiltà occidentale moderna sia o meno la civiltà superiore, la più evoluta, l’unica arrivata alla scienza ovvero alla vera conoscenza del mondo.

Anzi gli avamposti di questa civiltà superiore – ben rappresentati dall’associazione delle 1000 multinazionali più ricche del mondo – puntano alla Quarta Rivoluzione industriale o The Great Reset con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, della robotica, del machine learning, del 5 G, della sanità a distanza, come l’unica soluzione per risolvere i problemi legati al global warming, al sovrappopolamento, alla gestione della popolazione2.

Ma cosa significa davvero la Crisi ecologica in atto? Per gli esponenti della corrente della Deep Ecology, la civiltà industriale sarebbe incompatibile con il Sistema Ecologico del Pianeta di cui l’uomo fa parte. E cos’è quel processo definito come “Sviluppo” con cui abbiamo convinto tutto il mondo ad adottare i nostri modelli industriali?? Esiste una Sviluppo che sia davvero Sostenibile?? Queste questioni sono al centro della corrente culturale della Decrescita, nata nei primissimi anni 2000, quando Serge Latouche insieme ad altri economisti e sociologi vollero denunciare che lo “Sviluppo Sostenibile” era un’assurda Ninna Nanna insieme al mito della crescita economica infinita in un pianeta finito come il nostro.

Ma perché l’imperativo della crescita continua ad essere così forte, tanto da invadere ogni agire economico e dominare ogni scelta politica??

Le riflessioni della Decrescita devono, a mio avviso, allargarsi fuori dai temi socio–economici e dall’argomento del PIL, per abbracciare proprio il sottofondo di pensiero che regge il pensiero della modernità, l’ontologia e l’antropologia che lo ha reso possibile.

Sul PIL, che ormai è onnipresente nei mezzi di informazione, basta rileggere un passaggio del discorso di Robert Kennedy all’Università del Kansas (e non era un personaggio particolarmente “ambientalista”!):

Quel PIL – se giudichiamo gli USA in base ad esso – comprende anche l’inquinamento dell’aria, la pubblicità per le sigarette e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine settimana. Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende il fucile di Whitman e il coltello di Speck, e i programmi televisivi che esaltano la violenza al fine di vendere giocattoli ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Comprende le auto blindate della polizia per fronteggiare le rivolte urbane. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori familiari o l’intelligenza del nostro dibattere. Il PIL non misura né la nostra arguzia, né il nostro coraggio, né la nostra saggezza, né la nostra conoscenza, né la nostra compassione, né la devozione al nostro Paese. Misura tutto, in poche parole, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.” (Anno 1968).

Come noto, chi aveva pronunciato queste parole fu assassinato tre mesi dopo. Quasi nessuno ha più ricordato quelle parole.

Dobbiamo interrogarci sull’idea stessa di Progresso e di Sviluppo. La fede che esista un Progresso nel tempo che porta da forme inferiori a forme superiori è pericolosa perché di fatto è questa che giustifica ogni tipo di innovazione scientifico-tecnologica e il suo lancio sul mercato, ignorando del tutto le sue conseguenze sull’ecosistema e il principio di precauzione.

Ovviamente nessuno nega che c’è stata un’evoluzione delle forme viventi. L’Homo Sapiens è il risultato dell’evoluzione dagli altri Primati. Ciò era contrario a quello che riteneva la teologia cristiana ma in perfetto accordo con tante altre culture e cosmologie che concepivano l’uomo intimamente collegato al suo ambiente e alle altre forme animali. Tuttavia a partire dall’Ottocento, l’uomo occidentale bianco si è liberato dalla teologia cristiana e si è ritenuto l’apice dell’Evoluzione. Ha scambiato i tempi lunghissimi e i mutamenti sistemici dell’Ecosfera con i tempi veloci dell’epopea colonialista, ed ha confuso la cultura industriale con una naturale forza evolutiva.

Se accantoniamo il mito del Progresso, potremo vagliare ogni novità e ogni attività industriale – dall’industria automobilistica, al fracking, al commercio digitale, alla robotica, all’Intelligenza Artificiale – con un’ottica completamente diversa. Oggi abbiamo la verifica che venti anni e oltre di Sviluppo Sostenibile non sono serviti. Al contrario sappiamo che, qualora sotto la spinta del Progresso e dello Sviluppo, tutta la popolazione del pianeta adottasse gli stessi consumi energetici degli americani, avremmo bisogno di 6 pianeti, e ne abbiamo uno solo. (Ecological Footprint e materialflows.net)3

Occorre mettere radicalmente in dubbio la narrazione della Civiltà Superiore. Essa in realtà si erge e si è potuta espandere nel globo perché si basa su un intero paradigma di pensiero: si tratta nientemeno che del paradigma della scienza materialistica, meccanicistica, riduzionistica nato da Galileo, Cartesio, Newton, Bacone. Dall’ambito fisico-filosofico è passato a tutti i settori del sapere moderno, da quello sociale e politico, con Hobbes e Locke e alla chimica, all’agraria, ovviamente alla scienza economia con Smith e Ricardo e alla scienza medica occidentale, la biologia fino alle biotecnologie più recenti.

E’ ingenuo o superficiale incriminare solo Cartesio o alcuni passaggi di Bacone. Si tratta invece di denunciare il fallimento, come ha già fatto l’antropologo Descola, di tutta la struttura del pensiero dell’Illuminismo e dell’industrializzazione.4 Dagli inizi del Settecento infatti i padri della cosiddetta modernità ci hanno convinto che l’unica verità è quella materiale, rintracciabile nei fenomeni empirici, che sono esterni all’io che studia. Esiste una realtà oggettiva che è misurabile, calcolabile, numerabile – indipendente dal soggetto che è separato. Questa realtà materiale sarebbe conoscibile tramite una frammentazione, una riduzione e separazione delle parti in segmenti sempre più piccoli. Questa specializzazione e oggettivazione – che sono le basi della scienza – ha portato alla scoperta di nessi causa-effetto ed ha dato luogo alla nascita delle più svariate industrie, ma ha fatto dimenticare totalmente le ripercussioni sull’intero sistema.

Invece, a partire dagli anni ’20 del 900 la scienza per eccellenza, la fisica, ha vissuto una profonda rivoluzione ed ha confutato totalmente il paradigma cartesiano-newtoniano. Questa rivoluzione però è stata passata sotto silenzio sia nelle sue conseguenze pratiche che nella sua divulgazione. Le ricerche di Einstein ma soprattutto quelle di Heisenberg, Planck, Bohr, Bohm hanno dimostrato che non esiste una realtà oggettiva, spazio e tempo non hanno realtà di per sé, ma una particella/onda ha ripercussioni sulla totalità del sistema vivente secondo il fenomeno dell’Entanglement. Tutto è impermalente ed interconnesso. L’allarme lanciato da Fritjof Capra ne Il punto di Svolta negli anni ‘80 è stato silenziato, cosi come lo sono stati studi come I Limiti della Crescita che adottando un approccio sistemico avevano previsto già dagli anni ’70 l’inizio del collasso del sistema, e quindi anche quello climatico, a partire dal decennio 2010-2020.

Eppure oggi la Dinamica dei Sistemi, la Fisica Quantistica, l’Ecopsicologia, gli studi sulla mente animale e vegetale, l’Etologia di tutti gli esseri senzienti, l’Ecologia Profonda concordano nel falsificare il paradigma cartesiano-newtoniano entro cui continuano ad essere inquadrate le conoscenze divulgate.

La fisica quantistica oggi palesa quello che le grandi tradizioni filosofiche orientali e la sapienza millenaria dei popoli indigeni sapevano da sempre, ovvero che non esiste separazione tra mente e materia così come tra uomo e natura. Le antiche credenze erano basate su una descrizione della realtà Non Duale che sottolineava l’unità e l‘origine interdipendente della vita nel suo complesso, mentre la scienza classica ne enfatizza la frammentazione. Quello che è successo nel Settecento è un’involuzione piuttosto che un’“evoluzione” e rappresenta il passaggio da una relazione di empatia e compassione con tutto ciò che vive, ad un rapporto strumentale usato dall’uomo-padrone in rapporto a supposti “oggetti esterni mercificabili” – un rapporto che non ha più nessun fondamento etico.

E’ precisamente questa inversione che ha creato il predominio assoluto dell’economia su ogni aspetto della nostra quotidianità. Esso è basato sulla scomparsa di ogni altro valore oltre a quello economico, ovvero si fonda su quel nichilismo così ben denunciato da Nietzsche agli inizi del 900.

La Decrescita infatti è a mio avviso sostanzialmente Decolonizzazione dell’immaginario. Come dimostra anche J.Hickel nel suo The Divide,5 la storia è stata scritta per giustificare il colonialismo, cioè il saccheggio brutale da parte degli occidentali sul resto del mondo. Espressioni come “il fardello dell’uomo bianco” o “missione civilizzatrice” sono stati inventate per giustificare il dominio coloniale sulle altre civiltà, impacchettate come aiuti e come processo di Sviluppo e di Progresso per tutte le nazioni – cosa che, come abbiamo visto, è puramente impossibile.

Successivamente la colonizzazione politica è finita ma è diventata colonizzazione della mente. Il ruolo di “confezionatore” è stato assunto dai Mass Media nelle loro due versioni sinergiche: quella più bonaria ma non meno insidiosa di intrattenimento, e quella della gestione dell’informazione in senso più stretto. I media sono controllati da potentissimi Gate Keepers (guardiani delle porte) che impediscono la critica della grande narrazione della civiltà superiore scientifico-industriale-tecnologica.

Recentemente lo scienziato italiano Giorgio Parisi è stato insignito del Premio Nobel per i suoi studi approfonditi sui Sistemi Complessi, argomento molto importante per un auspicabile cambio di paradigma. Pochi giorni dopo l’assegnazione del premio, ha affermato pubblicamente che l’obiettivo di crescita del PIL è assolutamente incompatibile con l’obiettivo del contenimento dei cambiamenti climatici, ma a questa notizia è stato dato pochissimo rilievo: è passata praticamente sotto silenzio. In pratica, la sua affermazione equivale a dire che lo sviluppo economico è una patologia dell’Ecosfera Terrestre, cosa peraltro abbastanza evidente, data la situazione attuale.

La transizione verso forme di vita sociali che dovranno essere forzatamente più agricole, biologiche e artigianali, la proibizione della pubblicità, come lo stop delle sovvenzioni dei combustibili fossili, sono osteggiati con grande efficacia da questi Guardiani.

Certamente siamo arrivati ad una fase talmente avanzata che non sarà facile realizzare una rivoluzione culturale che possa scalzare il predominio assoluto dell’economia turbocapitalista, della finanza senza scrupoli, del Big Pharma e della politica totalmente asservita all’ideologia economica.

Tuttavia è un’impresa avvincente perché il futuro del genere umano è severamente a rischio e molti studi autorevoli prevedono un collasso entro il 2050.

Ovviamente non è facile perché 70 anni di massiccia industrializzazione (dal ‘60 in poi) hanno progressivamente privato le persone di quelle capacità di saper fare e auto-produrre che i nostri nonni e i nostri bisnonni avevano. Molti pensatori, come Latouche o Massimo Fini consigliano di i ritirarsi in case in campagna, coltivare i propri ortaggi, di tornare alla terra, di essere il più possibile resilienti. Educare i figli ad una frugalità più ricca non di gadgets, ma di relazioni umane. Bisognerebbe impegnarsi in lavori che abbiano un senso (all’interno dell’ecosistema vivente) e dunque una durata.

Questo potrebbe essere realizzato se attraverso una rivoluzione culturale riuscissimo a bloccare l’ulteriore sviluppo dell’Intelligenza artificiale e della robotica, che lasceranno milioni di persone senza lavoro. Gandhi infatti sosteneva: “non è l’uomo per il lavoro ma il lavoro è per l’uomo, perché ognuno abbia un lavoro semplice ma dignitoso, in contatto con gli altri e con la natura!”.

Dobbiamo prendere coscienza di un altro aspetto essenziale della cosiddetta “infinita crescita economica”. Per vendere prodotti bisogna prima vendere dei desideri” ed è questa produzione di desideri che produce di per sé insoddisfazione e tristezza. Come insegnavano gli stoici e gran parte dell’umanità: ”E’ felice chi non ha bisogno di niente, non desidera niente”. Come diceva Terzani, un mese prima di morire, in un video che è diventato virale sul web: “Non sarebbe meglio avere meno, ma il giusto? Avere tutti meno, ma avere tutti qualcosa?

Oggi invece la gente lavora a ritmi spaventosi per produrre cose perlopiù inutili, che gli altri lavorano a ritmi spaventosi per poter comprare. Questo è ciò che dà soldi alle multinazionali, alle industrie, ma non dà felicità alla gente. Io trovo che in italiano c’è una parola che è molto più calzante della parola “felice”. E’ ‘contento’. Accontentarsi. Chi si accontenta è un uomo felice. Perché questo sistema fondato sulla crescita dei desideri – c’è sempre un desiderio che per te è irraggiungibile – è un automatico meccanismo di infelicità”.

Per approfondimenti: Gloria Germani, Verità della Decrescita, Via dalla Scienza Totalitaria per salvare il mondo, Castelvecchi, 2021

2 K.Schwab, La quarta rivoluzione industriale, F.Angeli, 2020.

3 Cfr.J.HIckel, Siamo ancora in tempo, Saggiatore, 2021, pp.99 sgg.

5 J.HIckel, The Divide, Guida per risolvere la diseguaglianza globale, Il Saggiatore 2018.

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