di Gloria Germani [1] – 5/7/21

L’Homo sapiens ha circa 250.000 anni  nella storia del pianeta terra si sono alternate 5.000 diverse civiltà, o modelli culturali differenti spesso legati alle diversità degli ecosistemi in cui vivevano e in cui sono prosperati. Pensiamo alla civiltà egiziana, mesopotamica, indiana, cinese, greca, azteca, maya, per citare le più conosciute. Tra tutte queste, solamente la civiltà occidentale moderna si è espansa in tutto il globo ed ha creato la globalizzazione: un unico modello che, dopo la caduta del comunismo negli anni 90, ha invaso con uno stesso schema economico praticamente tutti gli stati.

Come fa notare Luca Mercalli, solo cinque generazioni a cavallo tra Novecento e Duemila– sulle 10.000 che ci separano dalla comparsa dell’ Homo Sapiens – hanno prodotto emissioni di CO2 tali che entro il 2050 la sopravvivenza dell’uomo sarà drasticamente a rischio, mentre già adesso è scomparso oltre il 50% delle specie viventi.

Dal 29 giugno 2021 nel fresco e boscoso Canada è giunta un’ ondata di caldo che ha raggiunto i 50 gradi e che ha fatto registrare oltre 700 morti. Negli stessi giorni nel sud della Francia si sono verificate grandinate che hanno provocato cumuli di ghiaccio di mezzo metro a terra, e in Germania si sono verificati violentissimi nubifragi ed alluvioni che i media si ostinano a chiamare episodi di” mal tempo”.

Sempre a fine giugno è uscita l’anticipazione del nuovo rapporto IPCC che uscirà nel febbraio del 2022, ma i principali risultati sono già consolidati. La più grande istituzione internazionale che studia il clima ci avverte che il cambiamento climatico è già qui. L’IPCC calcola che le temperature globali siano cresciute finora di 1,1°C sui livelli preindustriali. Il secondo punto rende chiaro che “Gli attuali livelli di adattamento saranno inadeguati per rispondere ai futuri rischi climatici. Decine di milioni di persone soffriranno la fame, 130 milioni finiranno in povertà estrema. Centinaia di milioni di persone dovranno affrontare inondazioni nelle città costiere, ondate di caldo intollerabili e scarsità d’acqua. Il terzo punto riguarda i “tipping points”. Sono gli impatti multipli a cascata che, come in un effetto domino , destabilizzano una catena di ecosistemi ( come sta già avvenendo con lo scioglimento dei ghiacciai in Groenlandia e Antartide, lo scioglimento del permafrost siberiano e il degrado dell’Amazzonia). Infine il IPCC ci avverte che l’umanità non sta agendo nel verso giusto, visto che la probabilità di innescare i tipping points è causata da fenomeni profondamente influenzati dall’uomo come “perdita di habitat, sfruttamento eccessivo, estrazione di acqua, inquinamento, specie non autoctone invasive e dispersione di parassiti e malattie”.[2]

Questi scenari di per sé pongono un dubbio radicale nei confronti della civiltà occidentale moderna e alla sua fede di fondo: quella di essere la civiltà superiore, più evoluta, l’unica arrivata alla scienza ovvero alla vera conoscenza del mondo.

Cosa significa davvero la Crisi ecologica in atto? Cos’è quel processo definito come “ Sviluppo” con cui abbiamo convinto tutto il mondo ad adottare i nostri modelli industriali? Esiste una Sviluppo che sia davvero Sostenibile? Questi interrogativi radicali sono alla base della corrente culturale della Decrescita, nata nei primissimi anni 2000 proprio per confutare il mito della crescita economica infinita che sta dominando tutte le agende politiche nonostante le gravissimi ripercussioni sul sistema dell’ecosfera che abbiamo appena visto.

Perché l’imperativo della crescita è cosi forte, tanto da invadere ogni agire economico e dominare ogni scelta politica?

Il problema è così grave che le riflessioni della Decrescita devono, a mio avviso, allargarsi fuori dai temi socio –economici e dall’argomento del PIL, per abbracciare proprio il sottofondo di pensiero che regge il pensiero della modernità, l’ontologia e l’antropologia che lo ha reso possibile.  

Dobbiamo interrogarci sull’idea stessa di  Progresso e di Sviluppo. La fede che esista un Progresso nel tempo che porta da forme inferiori a forme superiori è pericolosa perché di fatto è questa che giustifica ogni tipo di innovazione scientifico-tecnologica e il suo lancio sul mercato, ignorando del tutto le sue conseguenze sull’ecosistema e il principio di precauzione.

Ovviamente nessuno nega che c’è stata un evoluzione delle forme viventi. L’Homo Sapiens è il risultato dell’evoluzione dalla scimmia. Ciò era contrario a ciò che riteneva la teologia cristiana ma in perfetto accordo con tante altre culture e cosmologie che concepivano l’uomo collegato al suo ambiente e agli altre forme animali. Tuttavia a partire dall’Ottocento, l’uomo occidentale bianco si è liberato dalle teologie cristiana e si è ritenuto l’apice dell’Evoluzione. Ha scambiando tempi lunghissimi e mutamenti sistemici dell’Ecosfera con i tempi istantanei dell’epopea colonialista, ed ha  confuso la cultura industriale con una naturale forza evolutiva.

Se accantoniamo il mito del Progresso, potremo vagliare ogni novità e ogni attività industriale – dall’industria automobilistica, al fracking, al commercio digitale alla robotica, all’Intelligenza Artificiale – con una ottica completamente diversa. Come ho già ricordato, Latouche lanciò la grande corrente della” Decrescita” intorno al 2000 proprio perché riteneva che lo “Sviluppo Sostenibile” fosse un’ assurda Ninna Nanna, che di fatto ci cullava nell’illusione che si potesse mantenere la crescita economica e al contempo contenerne gli impatti negativi ( inquinamento, aumento dei rifiuti, esaurimento delle risorse). Oggi abbiamo la verifica che venti anni e oltre di Sviluppo Sostenibile non sono serviti. Al contrario sappiamo che, qualora sotto la spinta del Progresso e dello Sviluppo, tutta la popolazione del pianeta adottasse gli stessi consumi energetici degli americani, avremmo bisogno di 6 pianeti, e ne abbiamo uno solo. ( Ecological Footprint e materialflows.net)[3]

Occorre mettere radicalmente in dubbio la narrazione della Civiltà Superiore. Essa, in realtà si erge e si è potuta espandere nel globo perché si basa su un intero  paradigma di pensiero: si tratta nientemeno che del paradigma della scienza materialistica, meccanicistica, riduzionistica nato da Galileo, Cartesio, Newton, Bacone. Dall’ambito  fisico-filosofico è passato a tutti i settori del sapere moderno, da quello sociale e politico, con Hobbes e Locke e alla chimica, all’agraria, ovviamente alla scienza economia  con Smith e Ricardo e alla scienza medica occidentale, la biologia fino alle biotecnologie più recenti.

E’ ingenuo o superficiale incriminare solo Cartesio o alcuni passaggi di Bacone. Si tratta invece di denunciare il fallimento, come ha già fatto l’antropologo Descola, di tutta la struttura del pensiero dell’Illuminismo e dell’industrializzazione.[4] . Dagli inizi del Settecento infatti i padri della cosiddetta modernità ci hanno convinto che l’unica verità è quella materiale, rintracciabile nei fenomeni empirici, che sono esterni all’io che studia. Esiste una realtà oggettiva che è misurabile, calcolabile, numerabile – indipendente dal soggetto che è separato. Questa realtà materiale sarebbe conoscibile tramite una frammentazione, una riduzione e separazione delle parti in segmenti sempre più piccoli. Questa specializzazione e oggettivazione – che sono le basi della scienza – ha portato alla scoperta di nessi causa- effetto ed ha dato luogo alla nascita delle più svariate industrie, ma ha fatto dimenticare totalmente le ripercussioni sull’intero sistema.

Invece, a partire dagli anni ’20 la scienza per eccellenza, la fisica, ha vissuto una profonda rivoluzione ed ha confutato totalmente il paradigma cartesiano-newtoniano. Questa rivoluzione però è stata passata sotto silenzio sia nelle sue conseguenze pratiche che nella sua divulgazione. Le ricerche di Einstein ma soprattutto di Heisemberg, Plank, Bohr, Bohm hanno dimostrato che non esiste una realtà oggettiva, spazio e tempo non hanno realtà di per sé, ma una particella/onda  ha ripercussioni sulla totalità del sistema vivente secondo il fenomeno dell’Entaglenment. Tutto è impermalente ed interconnesso. L’allarme lanciato da Fritjof Capra ne Il Tao della Fisica e soprattutto in Il punto di Svolta negli anni ‘80 è stato silenziato, cosi come lo sono stati studi come I Limiti della Crescita che adottando un approccio sistemico avevano previsto già dagli anni ’70 il collasso climatico a partire dal decennio 2010-2020.

La fisica quantistica oggi palesa quello che le grandi tradizioni filosofiche orientali e la sapienza millenaria dei popoli indigeni sapevano da sempre, ovvero che non esiste separazione tra mente e materia così come tra uomo e natura. Le antiche credenze erano basate su una descrizione della realtà Non Duale che sottolineava l’unità e l‘origine interdipendente della vita nel suo complesso, mentre la scienza classica ne enfatizza la frammentazione. Quello che è successo nel Settecento è un involuzione piuttosto che un “evoluzione” e rappresenta il passaggio da una relazione di empatia e compassione con tutto ciò che vive, ad rapporto strumentale dell’uomo con oggetti esterni mercificabili, rapporto che non ha più nessun fondamento etico. E’ questa inversione che ha creato il predominio assoluto dell’economia su ogni aspetto della nostra quotidianità, ed è basata sulla scomparsa di ogni altro valore ovvero su quel nichilismo che già denunciava Nietzsche agli inizi del 900.

La Decrescita infatti è a mio avviso sostanzialmente Decolonizzazione dell’immaginario. Come dimostra anche J.Hickel nel suo The Divide,[5] la storia è stata scritta per giustificare il colonialismo, cioè il saccheggio brutale degli occidentali sul resto del mondo. Espressioni come “il fardello dell’uomo bianco” o “missione civilizzatrice” sono stati inventate per giustificare il dominio coloniale sulle altre civiltà, impacchettate come aiuti e come processo di Sviluppo e di Progresso per tutte le nazioni – che come abbiamo visto è puramente impossibile.

Successivamente la colonizzazione politica è finita ma è diventata colonizzazione della mente. Il ruolo di “confezionatore” è stato assunto dai Mass Media nelle loro due versioni sinergiche: quella più bonaria ma non meno insidiosa di intrattenimento, e quella della gestione dell’informazioni in senso più stretto. I media sono controllati da potentissimi Gate Keepers (guardiani delle porte) che impediscono la critica della grande narrazione della civiltà superiore scientifico-industriale-tecnologica.

La transizione verso forme di vita sociali che dovranno essere forzatamente più agricole, biologiche e artigianali, la proibizione della pubblicità, come lo stop delle sovvenzioni dei combustibili fossili, sono osteggiati con grande efficacia da questi Guardiani.

Certo al punto in cui siamo arrivati, non sarà facile realizzare una rivoluzione culturale che possa scalzare il predominio assoluto dell’economia turbocapitalista, della finanza senza scrupoli, del Big Pharma e della politica totalmente asservita all’ideologia economica dello “sgocciolamento”. Tuttavia è un’impresa avvincente perché il futuro del genere umano è severamente a rischio e molti studi autorevoli prevedono un collasso entro il 2050.

Ovviamente non è facile perché 70 anni di massiccia industrializzazione ( dal ‘60 in poi) hanno progressivamente privato le persone di quelle capacità di saper fare e auto-produrre che i nostri nonni e i nostri bisnonni avevano. Molti  pensatori, come Latouche o Massimo Fini consigliano di i ritirarsi in case in campagna, coltivare i propri ortaggi, di tornare alla terra, di essere il più possibile resilienti. Educare i figli ad una frugalità più ricca non di gadgets, ma di relazioni umane. Bisognerebbe impegnarsi in  lavori che abbiano un senso ( all’interno dell’ecosistema vivente) e dunque una durata.

Questo potrebbe essere realizzato se attraverso una rivoluzione culturale riuscissimo a bloccare l’ulteriore sviluppo dell’Intelligenza artificiale e della robotica, che lasceranno milioni di persone senza lavoro. Gandhi infatti sosteneva: “ non è l’uomo per il lavoro  ma il lavoro è per l’uomo, perché ognuno abbia un lavoro semplice ma dignitoso,in contatto con gli altri e con la natura!”.

Dobbiamo prendere coscienza  di un altro aspetto essenziale della cosidetta “ infinita crescita economica”. Cioè che per vendere prodotti bisogna prima vendere dei desideri” e questa produzione di desideri sempre più futili e narcisistici, produce di per se insoddisfazione e tristezza. Come dicevano gli stoici e gran parte dell’umanità: E’ felice chi non ha bisogno di niente, non desidera niente” . Come diceva Terzani, un mese prima di morire, in un video che è diventato virale sul web: “ Non sarebbe meglio avere meno, ma il giusto? Avere tutti meno, ma avere tutti qualcosa?

Oggi invece la gente lavora a ritmi spaventosi per produrre cose perlopiù inutili, che gli altri lavorano a ritmi spaventosi per poter comprare. Questo è ciò che dà soldi alle multinazionali, alle industrie, ma non dà felicità alla gente. Io trovo che in italiano c’è una parola che è molto più calzante della parola felice. E’ ‘contento’. Accontentarsi. Chi si accontenta è un uomo felice. Perché questo sistema fondato sulla crescita dei desideri – c’è sempre un desiderio che per te è irraggiungibile – è un automatico meccanismo di infelicità”.

 

Per approfondimenti: Gloria Germani, Verità della Decrescita, Via dalla Scienza Totalitaria per salvare il mondo, Castelvecchi, 2021

[1] Eco filosofia, autrice di Verità della Decrescita, Via dalla Scienza Totalitaria per salvare il mondo, Castelvecchi, 2021

[2] https://www.rinnovabili.it/ambiente/cambiamenti-climatici/cambiamento-climatico-nuovo-rapporto-ipcc/?fbclid=IwAR06u8J8alcAFpbALokFEN_6ye1qX5ti5-50iHL0YohYJoz9EsEEEv0m_Yg

[3] Cfr.J.HIckel, Siamo ancora in tempo, Saggiatore, 2021, pp.99 sgg.

[4] Cfr. F. Descola, Il fallimento dell’Illuminismo, https://www.ariannaeditrice.it/articoli/il-fallimento-dell-illuminismo?fbclid=IwAR0Pp-fRe3RZ5qKLN5szu_CmEDgdXAD6TXy9OjAVmvLWVUpJJ6nrFD7b9G4

[5] J.HIckel, The Divide, Guida per risolvere la diseguaglianza globale, Il Saggiatore 2018.