Riscaldamento globale e crisi climatica

a cura di Alberto Castagnola

I dati più recenti

  1. Da  poco più di due  mesi è terminata la COP 24, l’assemblea Onu dei 195 paesi che si incontrano per decidere le strategie da adottare contro il continuo peggioramento della situazione climatica del pianeta, Introducendo i lavori, Gutierrez, presidente dell’assemblea, ha ricordato i dati ufficiali del riscaldamento della Terra:
  2. Gli ultimi quattro anni sono stati i più caldi della storia
  3. La concentrazione di anidride carbonica  (C02) nell’atmosfera terrestre è la più elevata raggiunta negli ultimi tre milioni di anni
  4. Dopo una brevissima riduzione, le emissioni complessive di gas serra hanno ripreso ad aumentare
  5. La temperatura media del pianeta è aumentata di più di un grado Celsius rispetto ai livelli preindustriali e sale di 0,2 gradi ogni decennio
  6. Con una temperatura media di 2 gradi, i mari innalzerebbero il loro livello di 10 centimetri e altri dieci milioni di persone sarebbero in situazione di rischio (maree, tempeste, tsunami)
  7. Il permafrost, cioè la lo spessore di terra rimasta perennemente congelata al di sotto dei ghiacci e ora in progressiva scopertura e scongelamento, passerebbe  da 1,5 milioni di chilometri quadrati a 2,5 milioni (aumentando l’uscita di gas metano, che salirebbe in atmosfera causando effetti da 23 a 84 volte peggiori di quelli determinati dalla C02)
  8. 420 milioni di persone sarebbero esposti a ondate di calore estremo
  9. Le barrire coralline attualmente “sbiancate” tra il 70 e il 90 % a seconda delle zone, sparirebbero al 99%
  10.  La sparizione delle specie di insetti passerebbe da 6 al 18%, quella delle piante dall’8 al 16%, quella degli invertebrati da 4 all’8 %.

Sono poi disponibili altri dati, risultato delle ricerche più avanzate e garantite dagli scienziati più autorevoli e riconosciuti:

  1.  Gas serra: la CO2 ha raggiunto le 405,5 parti per milione nel 2017 (erano 400,1 ppm  nel 2015). Secondo gli scienziati la soglia di sicurezza è di 350 ppm.
  2.  Il metano, il secondo gas più pericoloso sulle sei principali emissioni, ha raggiunto sempre nel 2017 il livello di 1859 parti per miliardo, cioè il 257 per cento in più rispetto all’epoca preindustriale
  3.  Il biossido d’azoto è aumentato del 122% rispetto all’epoca preindustriale ed è circa 300 volte più potente
  4.  Triclorofluorometano, CFC , Accordo di Montreal, considerato un accordo esemplare, lo sostituisce con altro prodotto industriale HFC; finora però la fascia di ozono si è ricostituita solo per il 9% e si scopre che il nuovo prodotto è anch’esso dannoso.
  5.  In Italia, l’ISPRA rende noto che il 2018 è stato l’anno più caldo degli ultimi due secoli e che la temperatura è aumentata del 1,77% rispetto al periodo 1961-1990
  6.  Stessa fonte, sempre in Italia, il 20 novembre 2018  comunica che le emissioni di gas serra sono aumentate dello 0,4% (dovuto per l’1,7 %ai trasporti, per il 3,1% ai trasporti su strada, per l’1% al riscaldamento nell’edilizia, mentre cala dll’1% l’impiego dell’energia a causa di una minore utilizzazione delle centrali termoelettriche.
  7.  Sempre più caldo. I ricercatori della Nasa hanno annunciato che la temperatura media di superficie nel 2018 è stata la quarta più alta dal 1880, quando è cominciata l’archiviazione dei dati: un segnale dell’inequivocabile tendenza al riscaldamento globale. Diciotto dei diciannove anni più caldi sono stati registrati dal 2001, scrive il New York Times. “Non stiamo più parlando di una situazione in cui il cambiamento climatico riguarda il futuro, è qui e adesso”, ha detto Gavin Schmidt, direttore del Goddard Institute for Space Studies della Nasa, l’istituto che ha condotto la ricerca. I dati confermano che il cambiamento climaticoè causato dall’attività umana. Il risultato relatico al 2018 della Nasa è identico a quello del National Oceanic and Atmospheric Administration, ottenuto con una metodologia un po’ diversa. Rispetto al passato, l’attuale riscaldamento è differente perché è dovuto all’azione umana ed è più rapido. Secondo il Met office del Regno Unito, anche nei prossimi anni si registreranno temperature record. L’istituto prevede che il prossimo quinquennio sarà di un grado più caldo rispetto al periodo 1850-1900. C’è anche il 10 per cento di possibilità che un anno tra il 2019 e il 2023 faccia registrare una temperatura di 1,5 gradi oltre i livelli preindustriali, un valore considerato una soglia critica per il cambiamento climatico.  Se le previsioni saranno rispettate, , scrive la Bbc, il decennio tra il 2014 e il 2023 dovrebbe essere iil più caldo in oltre 150 anni di archiviazione dei dati.
  8.  I morti per fenomeni di inquinamento sono stati 60.000 in un anno, mentre sono nove milioni a livello globale, cioè più delle morti per tabacco, droghe e alcool, oppure per malattie infettive come Aids, malaria e tubercolosi.
  9.  Infine la Banca Mondiale afferma che nel 2050 i migranti per cause ambientali potrebbero essere 143 milioni (mentre altre fonti parlano di 250 milioni di persone)

I principali meccanismi climatici

  •  L’effetto serra

Vi è poi un altro fenomeno che di recente ha assunto dimensioni preoccupanti. Durante l’inverno sopra il Polo Nord si forma un vortice di venti gelati, che in passato  non ha avuto effetti negativi per i paesi a nord dell’equatore; nel 1985 si è verificata una rottura di questo vortice, che ha avuto alcune conseguenze sul clima dell’Europa e queste rotture si sono ripetute solo ogni dieci anni. e poi a intervalli di sei anni. Il problema si è posto con molta forza a dicembre del 2017 ma poi si è ripetuto nel periodo dicembre 2018-gennaio 2019, cioè a un solo anno di distanza. La spiegazione del fenomeno non è intuitiva a causa della sua complessità: ”E’ tutto causato dallo stratwarming, il riscaldamento improvviso della stratosfera.  Un forte riscaldamento della stratosfera si ripercuote dopo alcune settimane sulla parte inferiore dell’atmosfera (troposfera) alterando e indebolendo il vortice polare, la depressione centrata sul Polo che gira in senso antiorario. Di conseguenza il vortice sviluppa  “lobi” che favoriscono la discesa di aria polare e viceversa la risalita di aria più calda fino al Polo”. (S.Pascale, Università di Princeton). Quando un “lobo” è molto pronunciato, il vortice può rompersi e interessare per molti giorni le medie latitudini. Già l’inverno scorso negli Stati Uniti si era verificato un fenomeno simile con temperature di -40 gradi, mentre alla fine di gennaio 2019 si sono superati i meno 50 gradi, con 90 milioni di americani  delle regioni centrali esposti a questo clima finora sconosciuto.  L’altra area interessata dal fenomeno è la Siberia, dove la temperatura è discesa oltre i –meno 56 gradi.

  •  Le conseguenze dello scioglimento dei ghiacci.

Inizio dello scioglimento al Polo Sud, in particolare nella Baia di Ross, distacco di immensi iceberg, raffreddamento della Corrente del Golfo, ridotti flussi idrici per fiumi e città, scioglimento del permafrost e aumento delle emissioni di metano ( da 24 a 84 volte peggiore della C02, ecc.

Stelle marine. Più dell’80%delle stelle marine girasole, specie diffusa nell’oceano Pacifico orientale, è scomparso tra il 2013 e il 2016 a causa del riscaldamento delle acque e delle malattie infettive, Lo rilvela uno studio dell’Università della California.  

  •  L’innalzamento dei livelli dei mari
  •  La siccità e le alluvioni, i cicloni e gli incendi

Per la seconda volta in tre anni il Brasile deve fronteggiare un disastro umanitario e ambientale causato dal crollo di una diga di un’azienda mineraria. Il 25 gennaio è crollato il muro di sostegno di un bacino che conteneva acque reflue e fango provenienti dalla miniera Còrrego do Feijao, che appartiene all’azienda Vale do Rio Doce. La rottura della diga, che si trova nello stato di Minas Gerais, ha provocato una colata che ha travolto edifici e veicoli, e poi, proseguendo la sua corsa verso ovest, ha raggiunto la città di Brumadinho e il fiume Paraopeba, importante fonte di acqua potabile e irrigazione nella regione. Le vittime accertate sono 150, ma il bilancio è destinato a salire perché ci sono ancora 189 dispersi. (…) Secondo le stime, la diga conteneva più di 11 milioni di metri cubi di materiali di scarto. Dopo la rottura del muro, , in alcuni punti a valle il fango ha raggiunto uno spessore di cinque metri. (…) Nel novembre del 2015, diciannove persone morirono nel crollo di un’altra diga mineraria vicino alla città di Mariana, sempre nel Minas Gerais. Il disastro costrinse centinaia di persone ad abbandonare le loro case e ne lasciò 250 mila senza acqua potabile.

Nella seconda metà di gennaio sull’isola della Tasmania, in Australia, si sono sviluppati diecine di incendi, favoriti dal clima caldo e secco. Il 28 gennaio erano ancora attivi 44 incendi (…) che hanno distrutto 54.000 ettari di vegetazione. In Australia il mese di gennaio è stato il più caldo da quando sono cominciate le rilevazioni, con una temperatura media che ha superato per la prima volta i 30 gradi. In particolare, cinque giorni sono entrati nella classifica dei dieci più caldi di sempre nel paese.

  •  L’inquinamento della terra e dell’aria

Carbonio. Uno studio pubblicato su Science Advances ha indagato sull’origine del black carbon nell’Artico, un inquinante dell’aria dovuto ai processi di combustione  incompleta. Il black carbon proviene  principalmente da Cina, Europa, Russia e Stati Uniti. In inverno deriva soprattutto dall’uso di combustibili fossili, mentre in estate dipende dalla combustione della biomassa, per esempio a causa degli incendi. Ridurre le emissioni di black carbon sarebbe importante per combattere il cambiamento climatico, nell’Artico e in tutto il pianeta. Lo studio si  è basato sui dati raccolti in cinque stazioni: Abisko in Svezia, Alert in Canada, Barrow negli Stati Uniti, Tiksi in Russia e Zeppelin in Norvegia.

A che punto siamo con gli interventi e le strategie

  •  La COP 24 e il Rapporto Speciale dell’IPCC
  •  Le politiche dei governi (la Cina, gli Stati Uniti, l’Italia)
  •  I benefici del clima. “Il passaggio verso un’economia che prevede un basso consumo di combustibili fossili rafforzerebbe il Pil e l’occupazione nell’Unione europea”, scrive il Financial Times. E’ quanto prevede uno studio della società di ricerca Cambridge Econometrics e dell’European Job Monitor, precisa il quotidiano. “Se l’accordo sul clima di Parigi fosse attuato, secondo gli studiosi, entro il 2030 il Pil dell’Unione Europea dovrebbe aumentare dell’1,3%. Nello stesso periodo l’occupazione salirebbe dello 0,5 per cento. Questi risultati positivi sarebbero la conseguenza degli investimenti nell’efficienza energetica  e nelle energie rinnovabili. Sempre entro il 2030, infatti, è previsto un aumento degli investimenti dell’1,7 per cento”

E se la situazione fosse ancora peggiore?

  •  Le analisi di Hansen

E’ stato il massimo dirigente dell’ente meteorologico della Nasa e dal 1980 previsto  tutte le evoluzioni del clima che si sono finora verificate. Da dieci anni svolge una serie di progetti relativi ai ghiacci dei Poli, specie in Antartide coadiuvato da una serie di 13 esperti professori di numerose Università. I risultati di questi lavori di ricerca li portano a criticare i dati elaborati dall’IPCC e a prevedere un innalzamento del livello dei mari, alla fine del secolo, dell’ordine dei 6-9 metri invece di un metro e mezzo scarso dei modelli dell’ONU.

  • Secondo il pensiero della decrescita  è evidente che l’insieme dei danni ambientali deriva direttamente dal modello di crescita, illimitato e applicato o imposto senza badare minimamente alle conseguenze, finora adottato dal sistema economico dominante a scala globale. Inoltre siamo in presenza di un forte ritardo nella adozione di misure adeguate e condivise e questo fatto (al quale si è aggiunto il negazionismo del presidente americano e ora anche del Brasile), tanto che si rischia di trovarci di fronte a dei “punti di non ritorno” (cioè quando i fenomeni sono fuori controllo e non si possono più adottare misure efficaci) a scadenze ravvicinate. L’IPCC ha indicato in 12 anni il tempo ancora disponibile per modificare radicalmente i meccanismi di danno ambientale (quindi non solo di quelli che incidono sul clima), ma si dovrebbe cominciare subito ad avviare i necessari interventi. Le previsioni del clima per i prossimi anni riducono ulteriormente il tempo effettivamente a disposizione.  Quindi ogni anno che passa senza misure significative, da parte di tutti i paesi e ben coordinate tra loro, i margini che ci separano da rischi gravissimi si riducono rapidamente.
  •  Gli organismi e gli esperti che si muovono in una prospettiva di decrescita (quindi in modo radicale e in tempi rapidi) devono quindi immediatamente mettere a punto dei processi di transizione in grado di evolversi in un breve giro di anni, se non addirittura di mesi. Possiamo forse già dire di essere capaci di stimolare un grande movimento di massa che sostenga delle misure completamente “contro” le tendenze spontanee del sistema oppure di avviare una molteplicità di processi di transizione che nei paesi tengano il passo con l’andamento in rapido aumento  e in fase di accelerazione dell’evoluzione del clima del pianeta?

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