Presentazione del volume “La decrescita tra passato e futuro”, fonti e protagonisti, movimenti ed esperienze

schema introduttivo di Alberto Castagnola

Di cosa parla  il libro

  1. Breve descrizione del concetto di decrescita e indicazioni sulle attività finora svolte sul piano internazionale
  2. L’intero sistema economico oggi ampiamente dominante si basa su una serie di processi di crescita, che non possono essere interrotti e vengono perseguiti a qualunque costo, sia umano che ambientale. Il pensiero della decrescita nasce dall’esigenza di cominciare ad immaginare un sistema completamente diverso che rispetti integralmente l’ambiente terrestre e preferisca attività economiche completamente in favore di popolazioni e persone.
  3. I primi testi fondamentali risalgono ai primi anni ‘70  (Gorz, 1972, Georgescu- Roegen, 1971-1979), anche se da qualche anno si pubblicano testi sui Precursori della Decrescita (Jaca Book)  che evidenziano autori che hanno in qualche modo contribuito alla formazione di tale pensiero nei secoli scorsi); dal 2008   vengono organizzati ogni due anni degli incontri internazionali , (Parigi 2008, Barcellona 2010, Venezia 2012, Lipsia 2014,    2016, Malmo, 2018          .
  4. Per affrontare l’idea di questa alternativa occorre avere una posizione piuttosto critica verso il sistema economico dominante e nei confronti dei danni che continuiamo a infliggere al pianeta , turbandone gli equilibri che hanno permesso l’evoluzione delle civiltà umane.

Alcune premesse economiche e sociali

3. La crisi economica e finanziaria del 2007, ancora non terminata, mentre la crisi del 1929 si era conclusa entro il 1933. Le famiglie ne risentono in modo particolare (insufficienza entrate, indebitamento, difficoltà ad acquisire una abitazione, ecc.)

4. La crisi del lavoro emerge continuamente , anche nei paesi più industrializzati, poiché non è più vero che ai processi di sviluppo economico corrispondano aumenti della occupazione, Anzi si moltiplicano le analisi che evidenziano una crisi ormai strutturale, cioè non congiunturale. In altre parole, oggi la disoccupazione dipende dalla innovazione tecnologica, dalla introduzione di processi produttivi che risparmiano manodopera, dalla industrializzazione dell’agricoltura. E tali processi incidono in misura ancora maggiore nei paesi di nuovo sviluppo e ancora sottosviluppati.

5. Esiste poi un crisi sociale, un disagio diffuso che deriva da numerosi fenomeni. L’impiego del tempo in lavoro al nero, attività non riconosciute quando non addirittura illegali o criminali, la ricerca di lavori di maggiore interesse, il lavoro di cura non riconosciuto e non agevolato, hanno una serie di effetti negativi sulle persone. La scarsità di relazioni, la mancanza di tempo libero, la carenza di luoghi per attività culturali o per divertimenti reali, perfino l’uso eccessivo di apparati digitali e insieme la diffusione dell’uso di droghe leggere e pesanti, aumentano in misura crescente il disagio delle società, mentre chi ne rimane ai margini soffre per una esclusione dall’uso di beni pubblicizzati come risolutivi e soddisfacenti. Non si possono poi dimenticare gli effetti di una cattiva alimentazione o della eccessiva sedentarietà.

6. L’aumento delle diseguaglianze, sia all’interno di ogni Stato, che tra paesi diversi  è innegabile, e in fase di rapido aumento, anche se spesso i confronti fatti con metodologie scorrette, tendono a presentare ogni luogo come particolarmente previlegiato, alimentando quindi le situazioni conflittuali e i movimenti migratori spinti da falsi miraggi oltre che dalle oggettive realtà delle zone di origine, spesso drammatiche e disumane.

7. Il permanere della crisi dei rapporti di genere, anche nei paesi apparentemente più avanzati. Inoltre il lavoro di cura non stipendiato non sovvenziona solamente il salario degli uomini, ma anche la stessa accumulazione capitalistica.

8. Esiste in misura crescente una crisi intergenerazionale, in quanto i rapporti tra generazioni sono sempre più squilibrati. Una sempre maggiore difficoltà nell’accesso al lavoro, la precarizzazione, le differenze salariali  a seconda dell’età, ecc.

9. Crisi ecologica e climatica, che richiede un discorso a parte, ma che è diversa da tutte le precedenti, in quanto riguarda gli equilibri del pianeta e la possibile sparizione della specie umana (oltre che dei circa otto milioni di specie animali).

10. Dobbiamo quindi puntare ad un sostanziale cambiamento adattativo, che però risolva in modo drastico e rapido tutti i meccanismi di danno che abbiamo messo in piedi e che continuiamo ad alimentare; in particolare si negano concetti come il sottosviluppo e la povertà , che da Truman in poi vengono considerati delle “mancanze” o carenze e non come conseguenze di fenomeni come il colonialismo e lo sfruttamento di uomini e natura.

Le strategie e le proposte apparentemente alternative

11. La ricerca della sostenibilità , modificando in profondità le logiche ora esistenti ma di fatto senza intaccare i meccanismi automatici di tipo capitalistico. Vedere i testi di Edizione Ambiente, i libri e i saggi di Gianfranco Bologna, le attività del WWF

12. I tentativi del sistema di realizzare attività di economia circolare e di “green economy” che tuttavia mirano in larga misura ad individuare nuovi campi di attività a scopo di profitto che si presentano come  “rispettose dell’ambiente”

Il pensiero della decrescita

13. Il pensiero della decrescita, che individua nella crescita continua ed illimitata , senza badare a perdite e danni, la logica che da oltre 250 anni (ma forse in qualche misura anche prima) domina l’economia mondiale, ipotizza un cambiamento radicale, magari graduale, ma senza compromessi o vie di mezzo

14. E’ una critica all’egemonia culturale dello sviluppo, che si è precisata a partire dai primi anni ’80, ( ma già negli anni 70 si moltiplicavano le critiche di Ivan Illich) che escludono quindi concetti come la “crescita verde” o la “green economy”.

15. la decrescita mette in discussione l’immaginario che sostiene il feticcio della crescita permanente  e parla di “sussistenza moderna” (più tardi Latouche  parlerà  di “abbondanza frugale”. Quindi propone una “decolonizzazione dell’immaginario”, la semplicità volontaria, il godimento della vita.

16. Si parla poi di relazioni sociali basate sulla condivisione, sul dono e sulla reciprocità, quindi eliminando i principi della massimizzazione dell’utilità, della concorrenza , dello sfruttamento senza limiti delle risorse della natura.

17. La decrescita significa non credere più nella possibilità di una crescita perpetua su un pianeta finito, e comporta sicuramente l’idea di ridurre produzioni e consumi, creando però sensazioni  di benessere che non sono però illusorie come quelle offerte dallo sviluppo industriale.

18. D’altra parte, il pensiero della decrescita non intende offrire modelli preconfezionate delle diverse società future, ma apre ad un ventaglio di possibilità, che dovrebbero emergere con caratteristiche proprie nelle varie culture. Ciò significa, anche, profondo rispetto per le diverse situazioni e massima libertà di scegliere le vie più adatte per creare nuovi immaginari (ovviamente tutti differenti da quelli imposti dagli attuali sistemi dominanti)

19. Infine, il pensiero della decrescita si cimenta in molte sedi per avviare ed attuare dei processi di transizione e di cambiamento verso i nuovi sistemi economici, e il dibattito su verso quali visioni si sta lavorando è appena iniziato.

20. Molte esperienze in corso (agricoltura biologica e altre metodologie alternative, comunità autorganizzate, aree di protezione dei beni comuni di interesse per le comunità locali, aree e colture che hanno come obiettivo la rigenerazione dei terreni e dei centri urbani, ecc.) considerano la decrescita come il contesto politico e culturale nel quale si muovono, anche se rispondono solo parzialmente ai principi ispiratori del movimento per la decrescita.

21.  L’economia biologica o bioeconomia, hanno molti punti di contatto con il pensiero della decrescita, così come i metodi colturali alternativi come la permacultura,   

22.  In campo finanziario  esistono numerose esperienze di banche etiche, MAG, monete alternative, con gradi di incisività diversi, ma tutti riconducibili ad una visione di economia molto diversa da quella dominante.

23. Gli ecovillaggi e le Città in Transizione spesso si intersecano con l’impostazione della decrescita e comunque permettono di intravedere forme avanzate di collaborazione.

24. L’economia sociale e solidale, che è costituita da oltre sessanta settori di attività (oltretutto in continua moltiplicazione) segue una logica di vita semplice, di riduzione dei beni ad elevato contenuto tecnologico, di limitato ricorso ad auto e mezzi di trasporto aereo, può essere fatta rientrare nell’idea complessiva di decrescita, anche se molti gruppi di ESS non hanno ancora fatto questo passo e  mancano spesso delle elaborazioni collettive relative alle scadenze dei problemi ambientali.

25. Secondo il pensiero della decrescita  le attività scientifiche dovrebbero tenere maggior conto delle esigenze ambientali, dei consumi e delle popolazioni e in alcuni casi dovrebbero essere addirittura orientate dagli attivisti. Devono ancora essere sciolti i  nodi relativi a quale tipo di decrescita vogliamo pervenire e se questa deve o meno sostituire integralmente i sistemi dominanti, anche se molta parte degli attivisti della decrescita si vedono come anticapitalisti.

26. Infine, si deve operare a livello locale, nazionale, internazionale e soprattutto si devono continuamente costruire delle reti e delle reti di reti? Siamo ancora lontani da una comunicazione ininterrotta all’interno dei collegamenti e dei coordinamenti già in essere ed esistono ancora forti tendenze alla frammentazione, anche se sorgono continuamente delle nuove esperienze.

27. E’ ancora aperto il dibattito sulla validità delle diverse “strategie dell’opposizione” e d è quasi totalmente mancante una strategia della transizione verso un nuovo sistema sociale ed economico, e che soprattutto tenga conto dei tempi e delle scadenze sempre  più incalzanti imposte dal riscaldamento globale.

28. Per Latouche, inoltre, la decrescita non è una concreta e universale alternativa alla crescita ma una matrice di alternative multiple, che riaprono gli spazi alla creatività umana. Si può anche far intravedere una piattaforma di reti di reti.                 

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