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12 Giugno: VOTA SI' ai REFERENDUM !!! Acqua per la decrescita (di Paolo Cacciari)

 

medio grande  Pronti? Via!

I sostenitori della decrescita appoggiano con tutte le loro forze i referendum che vogliono mettere un freno alla privatizzazione dell’acqua e bloccare la reintroduzione del nucleare. La data fissata  è domenica 12 giugno. Scelta apposta dal governo per disincentivare la partecipazione (scuole chiuse e dopo i turni delle amministrative) a costo di spendere oltre 300 milioni di euro in più. E poi ci dicono che bisogna tagliare le spese pubbliche! Buon segno: vuol dire che ci temono. La sfida infatti è raggiungere il quorum: 24 milioni di elettori. Ogni persona che ha firmato per chiedere il referendum sull’acqua (un milione e mezzo, quasi) deve riuscire a portare a votare in media almeno sedici altre persone. E’ dal 1991 che un referendum non raggiunge il quorum, ma l’acqua sa fare anche i miracoli.

Gli argomenti non mancano: di merito e di principio. Tra i molti, vorremmo ricordare che la logica stringente delle Società di capitale (un obbligo per il codice civile) mira ad accrescere i rendimenti degli investimenti e i dividendi degli azionisti; vale a dire: vendere più acqua possibile al prezzo maggiore. Esattamente il contrario di ciò che bisognerebbe fare: risparmiare l’acqua e farla  avere a tutti. La logica perversa del mercato di servizi erogati in un regime di monopolio naturale metterà i sindaci nel dilemma: fare cassa puntando ad avere più utili e dividendi dall’azienda partecipata o erogare servizi a tutti i cittadini e a costi accettabili? Il privato (la norma introdotta da Tremonti nel 2008 che i referendum intendono abrogare prevede l’obbligo di una partecipazione privata nelle SpA non inferiore al 40%) non rischierà assolutamente nulla (già una norma del governo Prodi assicura una rimuneratività del 7% dei capitali investiti). A noi sembra semplicemente scandaloso che si consenta a chicchessia di fare soldi vendendo una cosa che non è sua (l’acqua) a chi non ne può fare a meno: tutti noi. La particolarità dei beni comune è proprio questa: sono beni e servizi indispensabili alla vita e non sostituibili. La loro gestione deve quindi sottostare a due principi semplici: la non esclusività nella fruizione e la preservazione nel tempo della risorsa. Principi che fanno a pugni con la logica della privatizzazione delle risorse naturali e del loro sfruttamento capitalistico. L’acqua non è un capitale naturale, la sete e l’igiene non sono bisogni voluttuari.

Siamo esagerati? No la realtà è peggiore delle peggiori immaginazioni. Mentre stiamo scrivendo alcune navi cisterna della società  S2C Global Systems di San Antonio Texas stanno facendo la spola tra il Blue Lake di Sikta in Alaska, dove hanno avuto l’autorizzazione di prelevare l’acqua dolce purissima del lago, e un terminale vicino a  Mumbai in India dove l’acqua verrà scaricata in grandi serbatoi per essere venduta a società farmaceutiche e ad altre industrie, nonché verrà imbottigliata per il piacere del palato di chi se la potrà permettere. La petrolizzazione dell’acqua è già in corso. Sarà bene fermarli prima che sia troppo tardi.

 

Paolo Cacciari

 

 

 

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