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Per una politica capace di futuro
Segnavia per un processo di rigenerazione
Come in molti hanno riconosciuto viviamo in un’era in cui ci è richiesto di assumere delle responsabilità nuove. Di fronte alla portata e ai rischi della crisi ecologica, dei mutamenti climatici, dell’iniqua distribuzione e del progressivo esaurimento delle risorse, della perdita di biodiversità, dello sfruttamento sociale ed economico, della capacità distruttiva delle nostre armi, dell’impatto sull’ambiente sociale e naturale prodotto dalle tecnologie e dai nostri stili di vita, le scelte che compiamo (o non compiamo) ogni giorno - dalle più piccole alle più grandi, da quelle personali a quelle collettive - assumono un’importanza cruciale.
All’origine la relazione
Fin dal concepimento nel corpo della madre, e prima ancora, tutti gli esseri umani vengono al mondo come esseri relazionali. Dalla luce solare, all’ossigeno, al latte materno la nostra possibilità di vita riposa su una fitta, complessa e preziosa trama di relazioni e di scambi ecologici e sociali con la vita attorno a noi. La vita è possibile solo in quanto “esseri in relazione”. Siamo in relazione con la madre e il padre, con l’ambiente famigliare e sociale. Siamo in relazione con il territorio e l’ambiente ecologico da cui possiamo trarre acqua, nutrimento e risorse per le nostre necessità. La vita ci sarebbe impossibile senza la condivisione di beni fisici presenti in natura e di beni culturali lasciatici in eredità dalle generazioni precedenti.
Le relazioni sono dunque la condizione e anche il vincolo della nostra libertà personale e politica. Un’idea di libertà svincolata dalle relazioni è semplicemente illusoria e potenzialmente (auto)distruttiva. Se oggi la politica si è fatta sterile e incapace di immaginare il futuro se non nella forma di un incubo e nella cornice dell’angoscia è perché ha dimenticato il fondamento stesso della vita e della sua rigenerazione.
Quello che occorre oggi è dunque una politica che sappia commisurarsi a questa dimensione relazionale nel suo senso più ampio, concependo le relazioni come condizione e insieme come opportunità.
Concepire una libertà non assoluta, svincolata o incondizionata, ma una libertà in relazione, reciproca, significa fondare la propria possibilità di esistere su un fondamento reale, su un principio di interdipendenza che tenga conto che la qualità della vita dipende dalla qualità delle relazioni che sapremo costruire. Da questo punto di vista il riconoscimento dei limiti è un passo verso una maturità che si fondi su un senso morale ed estetico di “equilibrio” e di “misura” nelle relazioni fra individui, sessi, luoghi, generazioni e specie viventi.
Si può parlare a questo proposito di tre assi fondamentali lungo cui va inscritta la nostra libertà e ripensata la politica, stabilendo le opportune connessioni sulla base:
- delle relazioni che ci vincolano oggi in un rapporto equo, di giustizia con i nostri contemporanei, non solo i più prossimi ma anche coloro che abitano altri luoghi.
- delle relazioni che ci vincolano al riconoscimento e alla responsabilità verso le altre generazioni passate e future.
- delle relazioni che ci vincolano all’ambiente naturale e alle altre specie viventi
Riconoscere queste relazioni significa non ragionare semplicemente in termini di dipendenze o vincoli da riconoscere o di diritti da accordare, ma anche in termini di doveri di cura e di responsabilità. È importante sottolineare che allo stesso modo in cui occorre parlare di libertà in relazione, dobbiamo parlare anche di responsabilità in relazione. Un’idea di responsabilità desunta da un riconoscimento di un’interdipendenza conduce a pensare non a una responsabilità sulla natura ma a una responsabilità nella natura. Non è quindi una responsabilità calata dall’alto o dall’esterno – idea questa che rischierebbe di dar corda alla hybris del controllo - ma una responsabilità che nasce dal riconoscersi parte di una più grande unità. Una libertà che riconosce che non tutto è assoggettabile al volere e al potere della tecno scienza e che quindi è esercitabile secondo un “principio di precauzione”. Dunque: dipendenza, libertà e responsabilità insieme e contemporaneamente, come aspetti diversi ma intrecciati della nostra “naturale” condizione umana.
PRIMO LIVELLO: RICONOSCERE E CONNETTERE
Proveniamo da percorsi legati alla critica ecologica, alla critica della crescita e dello sviluppo, alla critica della violenza patriarcale, e da esperienze di promozione dell’economia solidale, della sostenibilità, della decrescita, dall’impegno nel riconoscimento delle differenze sessuali, culturali e filosofico-religiose. Molti di questi temi non trovano spazio in un sistema politico e partitico strutturato su altri valori e cleavages. Per aiutarci a sviluppare una cultura politica che sappia mettere al centro il tema delle relazioni e delle opportune connessioni abbiamo pensato dunque di muoverci attraverso la creazione di un “attrattore politico”, ovvero un network di attivazione e partecipazione civica di tipo non elettorale che raccolga tutte quelle persone che vogliono agire assieme da attivatori e promotori di campagne e iniziative con compiti di osservazione, monitoraggio, indagine, formazione, animazione, giudizio, che promuovano un mutamento della cultura e della pratica politica secondo le seguenti direzioni.
RILOCALIZZAZIONE: PER UN TERRITORIALITÀ SOLIDALE
- Il riconoscimento dell’ambiente in cui viviamo comincia dal riconoscimento delle differenti soggettività che lo abitano. Occorre mettere al centro quindi il riconoscimento e la valorizzazione delle differenze, poiché ciò che abbiamo in comune in quanto esseri viventi è in primo luogo la nostra unicità e irripetibilità. Il nostro differire sulla base della nostra soggettività sessuale e delle nostre specificità culturali, etiche, spirituali e sociali. La differenza sessuale si trova all’origine della nostra umanità ed è la condizione della nostra riproduzione e rigenerazione, della nostra sensibilità alle relazioni personali e politiche. Il rispetto e l’accoglienza verso il modo in cui ciascuna persona definisce ed esprime la propria soggettività sessuale è la prima condizione di una società non violenta. Essendo la differenza su cui si fonda la nostra stessa nascita, essa rappresenta anche la base a partire dalla quale impariamo a confrontarci con qualsiasi altra differenza e alterità in qualsiasi forma si presenti. Le diversità culturali, filosofiche e religiose costituiscono una fonte di ricchezza e uno scrigno di saperi e sensibilità etiche, estetiche ed ecologiche che sono necessarie per capire chi siamo, per mettere alla prova il nostro punto di vista, e per affrontare la complessità dei problemi che abbiamo di fronte, da più punti di vista possibili. La pluralità sessuale, culturale e religiosa è fondamentale per garantire la sostenibilità, la resilienza e la rigenerazione della vita tanto quanto la biodiversità naturale. Per questo è fondamentale favorire la conoscenza delle diverse tradizioni culturali, filosofiche e religiose in tutti i contesti educativi e introdurre regole e prassi di rispetto delle “minoranze” linguistiche, culturali, religiose, politiche che pongano precisi limiti alle possibilità di scelta e decisione delle maggioranze organizzate politicamente e istituzionalizzate negli ordinamenti statali.
- Un ambito di lavoro riguarda la trasformazione della concezione del territorio che deve essere pensato e gestito come uno spazio comune da curare e condividere per poterne godere insieme agli altri e non a discapito di altri (intercluso, privatizzato, depauperato). Occorre un lavoro di educazione che promuova un rapporto e un impegno diretto nella cura del territorio. Da questo punto di vista proponiamo per esempio di ripristinare ed estendere il principio degli “usi civici” dei territori (si pensi alla riconsiderazione storica dei Commons) offrendo regole e garanzie di accesso e servizio, e ritrovando una pratica di autogestione responsabile della comunità. Proponiamo che siano riconosciuti a partire dal livello locale diritti di cittadinanza, compreso il diritto di voto attivo e passivo, a tutti coloro, compresi i migranti, che risiedono in un determinato territorio. Nello stesso spirito proponiamo che nella disciplina internazionale del diritto d’asilo venga riconosciuta e tutelata la figura del “rifugiato ambientale” a partire dall’idea che dal punto di vista ecologico non ci sono barriere politiche e che occorre riconoscere di abitare tutti una stessa casa comune. In prospettiva un ambito importante di elaborazione e sperimentazione dovrebbe riguardare il ripensamento delle forme di cittadinanza e partecipazione democratica in un’ottica di riconoscimento degli ecosistemi di riferimento. In concreto mediante la determinazione, il rinnovamento e il cambiamento delle sedi di discussione, confronto e deliberazione secondo il criterio della ”base territoriale appropriata” a livello di specifici ecosistemi (una bioregione, una valle, un bacino idrografico, un’area montana, un’area costiera, un ecosistema urbano, ecc…) e/o di specifiche comunità sociali tradizionali che progressivamente si integrino con i tradizionali ambiti amministrativi istituzionali (comuni, province, regioni, nazioni), e aiutino a ripensarli e a relativizzarli.
- Un altro terreno possibile di lavoro riguarda l’introduzione di norme e diritti ambientali di tipo sostanziale e di tipo procedurale. Per esempio l’obbligo di consultazione della popolazione locale per la realizzazione di progetti di infrastrutture, di grandi opere o di azioni di grande impatto ambientale; l’obbligo di attivazione di processi partecipativi e deliberanti con la partecipazione dei diversi soggetti territoriali per la valutazione, la progettazione e la localizzazione di impianti o infrastrutture sul territorio; il principio della distribuzione equa di costi, oneri e vantaggi tra territori e comunità (si pensi per esempio alla questione delle cave, delle miniere, di tutto il prelievo delle risorse naturali); il diritto di ricorso contro attività di soggetti pubblici o privati che si ritengono gravemente lesive del patrimonio ambientale di un territorio. Oltre ai diritti soggettivi si dovrebbe promuovere dei diritti oggettivi relativi ai beni naturali e della biosfera come beni comuni della comunità e dell’umanità. In questo quadro, per esempio rientra la richiesta di moratorie per il consumo di suolo nei piani urbanistici e l’obbligo per le amministrazioni locali di garantire la ristrutturazione dei vecchi immobili prima di concedere nuovi diritti di urbanizzazione e costruzione. O ancora di far valere e ampliare gli standard nel rapporto tra numero di abitanti e spazi verdi urbani tornando a vincolare i piani urbanistici alla promozione di questo rapporto.
- Una prospettiva di lavoro riguarda la promozione e l’attuazione di un principio di responsabilità ambientale ad ogni livello: dai singoli cittadini, alle unità famigliari, ai condomini, alle città, agli organi amministrativi locali e regionali, alle nazioni, alle imprese. A livello micro si potrebbero ad esempio assegnare ai condomini o a gruppi di quartiere la gestione di spazi e luoghi pubblici (strade, piazze, giardini, parchi, orti, impianti) in modo da educare alla cura e alla tutela non solo dei beni e degli spazi privati ma anche degli spazi pubblici. Tali iniziative potrebbero essere in primo luogo promosse dal basso e autorganizzate ma con l’obbiettivo di mirare ad essere riconosciute ufficialmente e diffuse come normale prassi. Il principio della responsabilità ambientale deve essere esteso anche ai soggetti economici attraverso l’osservazione e il monitoraggio delle attività delle imprese nazionali o transnazionali operanti sia nel proprio paese che in altri paesi, e contestualmente attraverso la promozione di una legislazione di controllo che renda possibile intervenire in caso di sfruttamento di lavoratori, di malversazioni, o di impoverimento degli ecosistemi locali ovunque queste imprese o le proprie affiliate si trovino ad operare. A livello degli stati e dei rapporti tra nazioni, si dovrebbe promuovere e istituzionalizzare il riconoscimento del principio del debito ecologico sulla base dell’impronta ecologica che può essere ammessa equamente per ciascuna nazione, che preveda forme di risarcimento in caso di violazioni, da parte dei paesi che superano i limiti prefissati verso i paesi più virtuosi. Il riconoscimento del fatto che viviamo in una medesima casa comune potrebbe essere anche il principio in base al quale promuovere una trasformazione delle forze armate secondo un modello che non preveda modalità offensive e che si sviluppi piuttosto nella direzione della implementazione di corpi nonviolenti impegnati nell’assistenza delle comunità e nella tutela dell’ambiente ecologico e sociale.
- Il rispetto delle diverse popolazioni che abitano in luoghi differenti comporta anche un riconoscimento dei differenti approcci nei confronti dei valori fondamentali presenti nelle diverse tradizioni: c’è chi parte dal non agire, chi dalla compassione, chi dai diritti naturali, chi dalla luce che illumina ogni essere umano, chi dall’unicità dell’essere, chi dalla relazione, chi dalla bellezza o dal senso di armonia. Ci sono valori che sono impliciti in alcune culture ed espliciti in altre e viceversa, intuizioni etiche che sono sviluppate in alcune e dimenticate in altre. Occorre confrontare i valori fondamentali ma anche le diverse visioni e i diversi linguaggi e grammatiche attraverso cui si connettono e si soppesano i singoli aspetti. Questo non significa abbandonare l’idea di una comprensione tra tradizioni differenti e nemmeno la possibilità di approdare ad un riconoscimento comune della dignità di tutti gli esseri viventi, ma cercare di costruire forme e modelli di comunicazione che trascendano e facciano dialogare le differenze. Occorre promuovere forme di interapprendimento accrescendo le capacità di confronto e comunicazione nonviolenta con altri linguaggi e universi normativi e simbolici.
Principi guida
Le interdipendenze globali richiedono di fondare le nostre pratiche ecologiche, economiche, sociali, politiche su un principio di riconoscimento, di rispetto e di equità con gli altri popoli e nazioni.
In termini ecologici ogni comunità umana e ciascuno dei suoi membri deve poter attingere alle risorse e al patrimonio naturale sulla base di un principio di moderazione, di equità, di sufficienza e di sostenibilità ecologica in modo tale che il proprio impatto ambientale e sociale non rappresenti una minaccia e un ostacolo per il godimento della ricchezza ecologica delle altre comunità e specie viventi.
In termini economici ogni comunità deve concepire la propria attività non sotto il principio di una competizione esasperata ma sotto quello di uno scambio e di una cooperazione rispettosa delle forme locali di produzione, condivisione e consumo.
In termini sociali occorre promuovere un’educazione alla differenza e al riconoscimento delle alterità come fondamenti sui quali erigere la costruzione di uno spazio pubblico condiviso e promuovere forme di sostenibilità sociale.
In termini politici ogni comunità dovrebbe promuovere forme di partecipazione e di autogoverno per tutti che rafforzino la propria autonomia e libertà in una dimensione di riconoscimento e interdipendenza con le altre comunità.
PER UN “PATTO TRA GENERAZIONI”
- Affermare un principio di rigenerazione nel rapporto tra generazioni significa in primo luogo ricercare un equilibrio nel rapporto tra lavoro di produzione e lavoro di riproduzione e di cura. In pratica occorre riconsiderare tempi e orari organizzativi in modo da sostenere un’equa divisione tra uomini e donne sia nella produzione di reddito che nelle responsabilità nella manutenzione della vita nelle sue dimensioni corporee, affettive, psicologiche, spirituali, materiali. Questo deve essere ricercato sia dal basso nell’organizzazione della vita famigliare, che nella gestione delle imprese e dei luoghi di lavoro pubblici e privati che promuovendo attivamente politiche di riduzione degli orari di impiego per ciascuna persona e complessivamente di redistribuzione del lavoro. Per promuovere una maggior equità occorre inoltre introdurre degli standard di reddito fissando dei tetti minimi e massimi di remunerazione tali da garantire una dignità al lavoro per tutti ed evitare un eccesso di disuguaglianza che riprodurrebbe situazioni di iniquità, di ingiustizia e conflitto sociale.
- Le politiche di sostegno alle famiglie devono promuovere un approccio consapevole alla maternità e alla paternità come atti non solo privati ma sociali e collettivi. Occorre dunque prevedere per le unità famigliari adeguati supporti culturali, economici e sociali garantiti (attraverso la gratuità o forme di reciprocità), come i servizi per l’infanzia (dalle scuole per l’infanzia alle tagesmutter) o le politiche educative e di informazione.
- Le politiche di sostegno ai giovani devono partire dal principio che devono essere messi in grado di trovare soluzioni abitative a prezzi ragionevoli per potersi costruire una propria autonomia famigliare. Concretamente significa promuovere politiche abitative che controllino i prezzi di mercato e che offrano supporti pubblici per le prime case. Occorre anche supportare attivamente il mercato del lavoro valorizzando competenze e conoscenze maturate negli anni di studio che costituiscono un patrimonio che non deve essere disperso. Occorre poi garantire condizioni di lavoro dignitose, e rendere obbligatoria una qualche forma di previdenza sociale indipendente dalla tipologia di lavoro (dipendente e autonomo, a tempo indeterminato, determinato o a progetto, produttivo, immateriale, di servizio o di cura). La soluzione più avanzata ed equa sarebbe l’introduzione di un reddito di cittadinanza universale che garantisca una soglia minima di integrazione e di esistenza e che renda le persone meno ricattabili dal punto di vista delle condizioni di lavoro. Tale reddito potrebbe essere per esempio “ricavato” da una tassa sulle concessioni per l’uso di risorse naturali utilizzate nei processi economici (estrazione di materiali, acque, combustioni, usi di suoli demaniali, ecc.).
- Ricostruire un patto tra generazioni significa promuovere una cultura di cura e salvaguardia dei beni comuni e delle risorse pubbliche sia in termini economici, che sociali ed ecologici. In termini sociali occorre per esempio garantire un uso equilibrato delle risorse pubbliche contrastando il ricorso sistematico al debito pubblico che attualmente viene scaricato ingiustamente sulle generazioni successive. Nella prospettiva di una limitazione e tendenziale superamento della finanziarizzazione proponiamo di tassare le forme di conservazione, accumulazione e messa a profitto del capitale, in particolare delle forme di transazioni finanziarie andando anche oltre la Tobin Tax, attivando un fondo per le generazioni future (con regole temporali). In termini ecologici occorre promuovere una legislazione sui beni comuni, che promuova una pubblicizzazione dei beni fondamentali e che imponga sia al pubblico che al privato il principio del usufrutto ovvero della cura e della responsabilità dei beni e delle risorse che si utilizzano. Questo principio sottintende che non sia complessivamente intaccato il capitale naturale per le generazioni future. Per questo si potrebbero anche costituire e finanziare osservatori locali e globali sull’uso e la conservazione delle risorse e sullo stato di salute dei territori e del pianeta. In generale ci si può impegnare a contrastare progetti che impongono chiaramente un’ipoteca sul futuro o che scaricano gli oneri e i problemi sulle generazioni a venire, come per esempio il caso delle centrali nucleari con il relativo stoccaggio di rifiuti radioattivi.
- In termini di politiche energetiche occorre in primo luogo promuovere delle politiche di riduzione della domanda, di risparmio sui consumi energetici. Parallelamente occorre abbandonare il consumo di risorse fossili non rinnovabili e promuovere risolutamente il passaggio all’uso di fonti energetiche rinnovabili. Dal punto di vista industriale occorre promuovere una legislazione rigorosa sulle emissioni di gas climalteranti per contenere il più possibile gli effetti del cambiamento climatico. Relativamente all’agricoltura occorre superare le pratiche agricole basate sulle energie fossili e sulle monocolture, e supportare il passaggio a forme di agricoltura socialmente e ambientalmente sostenibili. Occorre infine promuovere un passaggio ad una mobilità sostenibile trasformando la rete urbana in modo da privilegiare l’uso di mezzi pubblici ed ecologici e a livello del territorio nazionale sostenere una rete ferroviaria diffusa ed efficiente piuttosto che una rete ad alte prestazioni ma più elitaria.
- Si possono promuovere inoltre iniziative concrete dedicate alle generazioni future. Per esempio supportare fondi e progetti di conservazione della biodiversità con particolare riguardo a quella agricola con la promozione di:
- Riserve ecologiche e orti botanici
- Fattorie di conservazione e riproduzione biologica
- Banche del germoplasma
- “Arche” genetiche.
Si possono inoltre promuovere delle biblioteche e memoriali dei millenni per la conservazione dei saperi e delle lingue e delle tecniche (anche minoritari o non codificati) per grandi archi temporali. I memoriali potrebbero anche conservare dati, informazioni e testimonianze relativi alle scelte ad alto impatto ambientale e sociale in modo da sottolineare un senso di responsabilità in positivo e in negativo rispetto alle scelte compiute da un governo o una nazione, promuovendo l’idea di poter essere giudicati sulle basi delle proprie argomentazioni e delle conseguenze delle proprie azioni dalle generazioni future. Si potrebbero inoltre promuovere dei progetti culturali di comunicazione intergenerazionali, coinvolgendo in “progetti postali” tra generazioni, presenti e future, scuole, università, laboratori scientifici e tecnologici.
Principi guida
Ogni collettività ha le sue radici e il suo nutrimento nel passato. La collettività è anche lo strumento di conservazione e trasmissione dei saperi e delle conoscenze elaborati nel passato. Secondo Simone Weil essa costituisce «l’unico organo di trasmissione mediante il quale i morti possono parlare ai vivi». Da questo punto di vista ha aggiunto Majid Rahnema «Il rispetto del passato è indispensabile alla costante reinvenzione del presente». È chiaro che rispettare il passato non significa riprodurlo acriticamente. Significa semplicemente che il confronto critico con i tesori e gli errori accumulati dalle generazioni precedenti rappresenta infatti il principale viatico per il nostro viaggio verso il futuro. L’arroganza o il senso di superiorità conduce poco lontano.
Oggi, con l’allungamento medio della aspettativa di vita, molteplici generazioni si trovano a convivere nello stesso tempo. Questa può essere un’occasione per ricostruire un patto di solidarietà tra generazioni vicine e lontane. La nostra idea di libertà va posta in relazione alle diverse generazioni che devono coesistere in equilibrio e anche in relazione al legame di solidarietà e di dono che ci lega a chi ci ha preceduto e a chi ci succederà. Possiamo donare al futuro soltanto ciò che abbiamo ricevuto e rigenerato. La nostra libertà dunque trova fondamento (limiti e condizioni) nelle scelte e nei doni di chi è venuto prima di noi, mentre la libertà di chi viene dopo di noi si fonderà sulle scelte e sui doni che scegliamo di compiere noi oggi. Riconoscere un debito verso le generazioni passate e un dovere di responsabilità verso le generazioni più prossime e verso quelle a venire non significa dunque semplicemente concedere un diritto ma percepire noi stessi e reinterpretare il significato della nostra vita in una cornice più ampia, in un infra non solo sociale e spaziale ma anche temporale.
REINCANTAMENTO: PER UN’ETICA INTERSPECIFICA
- Occorre riconoscere e promuovere nuovi diritti per tutti gli esseri viventi e il dovere e la responsabilità degli esseri umani nei confronti delle altre specie viventi. Questi nuovi diritti e doveri dovrebbero fondarsi sull’idea di relazione tra forme viventi e di una responsabilità interspecifica. Attraverso opportuni adeguamenti legislativi si deve arrivare al riconoscimento degli animali come esseri senzienti, a garantire il rispetto della loro dignità, e a sanzionare e punire le forme di maltrattamento o gli atti di crudeltà verso altre specie. Occorre quindi abolire progressivamente la sperimentazione sugli animali. Occorre inoltre garantire gli habitat di vita alle specie selvatiche e limitare e regolamentare rigorosamente il commercio animali o di parti di corpi animali. Occorre tutelare inoltre le specie vegetali e gli ecosistemi forestali la cui esistenza e azione assicura le condizioni di vita sul pianeta.
- Occorre promuovere un modello agroalimentare sostenibile che assicuri il maggior benessere possibile agli animali. In questo senso si devono abbandonare progressivamente gli allevamenti industriali o le forme di allevamento in cattive condizioni, garantendo libertà di movimento e condizioni di vita dignitose agli animali allevati. Occorre promuovere abitudini alimentari che riducano e contengano il consumo di carne nella propria dieta. Allo stesso tempo tutti i servizi pubblici quali mense comunali o scolastiche dovrebbero garantire la possibilità di scelta per pasti biologici e vegetariani.
- Sul piano culturale ed esperienziale occorre ricostruire spazi, tempi ed occasioni di incontro, contatto e convivenza tra esseri umani e altri esseri viventi, quali animali e piante. La forma umana del cittadino, ed in particolare del cittadino metropolitano ha infatti via via perso un contatto diretto con le altre forme viventi. Questo ha prodotto ignoranza sulle forme di vita e di interscambio tra esseri viventi, mancanza di empatia e un impoverimento complessivo delle stesse sensibilità e capacità umane di approssimarsi, di comunicare e di scambiare. Gli esseri umani devono imparare a convivere realmente nella e con la natura, facendo esperienza delle realtà più selvatiche, ma al contempo anche gli altri esseri viventi - insetti, cani, gatti, scoiattoli, uccelli ecc. - devono trovare spazio nelle città e nel verde urbano in primo luogo perché hanno diritto ad abitare su questo pianeta quanto gli esseri umani e in secondo luogo perché questo trasformerebbe il senso e la concezione della città e apporterebbe bellezza e vitalità alla vita urbana stessa.
Principi guida
L’impegno per una sostenibilità e una giustizia ecologica deve spingersi a rivedere tutte le forme di opposizione tra esseri umani e gli altri organismi viventi o tra gli esseri umani e la natura. Da questo punto di vista nemmeno la tradizionale opposizione tra antropocentrismo, biocentrismo e ecocentrismo favorisce una crescita di consapevolezza. È certamente un errore assumere un punto di vista specifico ed assolutizzarlo ma non è possibile nemmeno pensare di comprendere in sé qualsiasi punto di vista perché questo in realtà si tradurrebbe in non averne alcuno. Probabilmente non è possibile liberarsi completamente di uno sguardo fondato sul punto di vista del nostro essere umani, ma certamente è possibile far si che questo sguardo riconosca la propria limitatezza ed assuma la propria parzialità ed il proprio “essere in contesto” in modo da non diventare esclusivo, miope o egoistico. È più ecologico riconoscere la propria parzialità piuttosto che pretendere di parlare per tutti. Allo stesso tempo occorre vedere la vita umana nella sua trama relazionale, di interdipendenza con la natura e gli altri esseri viventi.
SECONDO LIVELLO: RICONNETTERE E RICONFIGURARE
La sfida della decrescita e della rigenerazione si giocherà nel possibile incontro tra il desiderio di una vita buona, piena di passione, di convivialità, di esperienze esistenziali intense e soddisfacenti, e probabilmente meno dipendenti dal consumo, con la maturazione della consapevolezza di un cambiamento reso necessario dal riconoscimento della crisi e dall’accettazione di una responsabilità personale e politica. Crediamo che ci sia una forma di piacere e perfino di godimento che si genera nel sentire di stare facendo la cosa giusta. Una ricerca più profonda di bellezza ci guiderà in questo percorso che mescolerà elementi materiali, educativi, esistenziali, affettivi ed estetici. Quelli che seguono sono alcuni esempi di livelli di intervento più generale.
- Creare e moltiplicare capillarmente gli spazi e le occasioni di socializzazione, per coltivare le relazioni. Spazi pubblici gratuiti e svincolati dal consumo, liberi e aperti al desiderio e all’invenzione; dunque multiuso, scomponibili e ricomponibili, aperti alla facoltà di ciascuno di curarli e abbellirli. Spazi di sosta, di comunicazione, di condivisione, di espressione: parchi, giardini, panchine, circoli, tavolini, teatri, impianti sportivi pubblici, sale o anfiteatri liberamente utilizzabili per concerti. Scommettere sul rafforzamento dei legami sociali e sull’espressione del corpo tramite lo sport, il teatro, la musica, la danza.
- Promuovere una riforma delle agenzie educative sulla base di una priorità delle tematiche ambientali, di conoscenza dei sistemi viventi, dei grandi processi naturali e delle crisi ecologiche e climatiche.
- Promuovere dei laboratori di condivisione dei saperi e delle pratiche per promuovere forme di autoproduzione e di riciclo in ambiti sempre più vasti, dai beni alimentari alle nuove tecnologie.
- Organizzare una campagna nazionale di informazione, formazione, e servizio sui temi dell’ecologia e della sostenibilità (esaurimento risorse, riscaldamento globale, perdita di biodiversità, conflitti ambientali ecc.).
- Promuovere l’idea di un periodo di servizio civile ecologico, ricompensato (direttamente o in cambio dell’esenzione dal pagamento di tasse, ticket, tariffe varie) per tutti i residenti sul territorio nazionale. In questo modo si alleggerirebbe anche il carico di lavoro che grava sulla pubblica amministrazione e sui servizi pubblici. È favorita la partecipazione degli cittadini immigrati a questo servizio come strumento di partecipazione e di accesso alla piena cittadinanza.
- Istituire corsi di formazione per diffondere – soprattutto tra i giovani – le conoscenze e le competenze tecniche necessarie per produzioni di video, documentari e reportage sui temi ecologici da promuovere in rete, nei circuiti indipendenti e anche proponendoli ai media locali e nazionali. Creare fondi per la produzione e il supporto di materiali e documenti di questo genere. Intervenire sui sistemi di finanziamento dei mezzi di comunicazione liberandoli progressivamente dalla dipendenza della pubblicità. Più in generale promuovere un’attenzione critica verso le trasmissioni televisive in particolare sulle reti pubbliche e gli organi di stampa, rivendicando regole e garanzie sul piano dell’informazione e comunicazione scientifica e ambientale nei media e nei giornali.
- Coltivare un’economia del territorio a filiera corta allentando la dipendenza dei consumatori dalle grandi strutture distributive e mediatiche, supportando e diffondendo i Gruppi di acquisto solidale (GAS) e i Distretti di Economia Solidale (DES).
- Promuovere reti di scambi non monetari e mercati del baratto e, più in generale, diffondere una cultura del dono e della condivisione organizzando momenti pubblici simbolici di condivisione e scambio, che promuovano piacere e convivialità.
- Coltivare sul piano sociale, culturale e politico nuovi stili di vita individuali e sociali, che aiutino a sciogliere l’attrazione dei consumi e potenziare le forme di condivisione e piacere relazionale.
In termini più generali intendiamo costruire un “nuovo spazio pubblico socio-ambientale” promuovendo una pratica democratica di autoformazione, autoeducazione e autogoverno. In questa direzione si intende caldeggiare la possibilità di istituire nuovi processi costituenti – sulla falsariga dell’esperienza boliviana ed equadoregna – che conducano alla scrittura e la creazione di nuovi Statuti, Carte e Costituzioni locali, regionali, trans regionali, nazionali e transnazionali improntate all’idea di una “politica della terra”. Queste nuove leggi e statuti fondamentali dovrebbero promuovere i tre principi base di un territorialismo solidale, di un patto tra generazioni, di un’etica interspecifica. La sfida è quella di un passaggio di paradigma, da una concezione che vede l’essere umano ergersi contro o sopra la natura ad una concezione in cui l’essere umano si riconosce parte di una comune “famiglia terrestre” e da vita a nuove forme di “cittadinanza” ecologica che riconoscano dignità a tutte le forme di vita. In questa direzione riteniamo fondamentale abbandonare risolutamente l’immaginario dello sviluppo affidato ad una crescita infinita ad un immaginario che assuma la prospettiva di una decrescita, in particolare per quanto riguarda le società più industrializzate e che più pesano negativamente sugli ecosistemi. La sfida di civiltà che ci attende è quella di riuscire a dimostrare che la qualità della vita non è legata all’aumento delle merci prodotte, possedute e consumate. Ci muove in questo la fiducia nelle capacità umane e sociali di inventare migliori forme di vita – o come dicono le popolazioni indigene dell’America Latina di “Buen vivir”, che è un’espressione non dissimile dalla “joie de vivre” usata quarant’anni fa da Nicholas Georgescu-Roegen per esprimere benessere e felicità fondate sulla vitalità, la salubrità, la relazionalità, la condivisione, la sobrietà, la creatività, la saggezza, la resilienza. Se, come notava Karl Polanyi, il mercato capitalistico ha prodotto una riduzione a merce della terra e del lavoro, espropriando uomini e donne dei luoghi di vita, del tempo, delle relazioni e perfino del senso di sé, piegando persone e natura all’obiettivo del profitto, occorre restituire gli esseri umani a se stessi, alle loro relazioni e al proprio ambiente come obiettivo e assieme come unica strada per mettere fine all’alienazione originaria.
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