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C'è spazio per computer e comunicazioni digitali nella decrescita?

 

Secondo François Schneider (L'innovazione frugale) "alcune tecnologie, per definizione, non possono essere limitate e devono quindi essere rifiutate". Il tema di questo articolo è cercare di capire se computer e Internet sono limitabili, se e come sono compatibili con la decrescita o se devono invece essere abbandonati nell'interesse della decrescita stessa.

Per fare un po’ di chiarezza su quanto stiamo dicendo, partiamo dalle definizioni: per quanto ci riguarda, un computer è qualsiasi oggetto fisico (hardware) direttamente controllato da uno o più circuiti integrati (microprocessori) capaci di eseguire generiche istruzioni scritte in codice (software). Internet è una rete di comunicazione fra computer estesa a tutto il mondo ma oggi, grazie a spinte di mercato e avanzamenti tecnologici, si sta andando sempre più in fretta verso la convergenza, ovvero l'uso di una sola rete e di un solo tipo di dispositivi per creare e scambiare qualsiasi tipo di informazioni: testi, telefonate, spettacoli TV, giochi, qualsiasi cosa. La sigla ufficiale di tutte queste tecnologie è ICT (Information and Communication Technology).

Impatti ambientali

L'ICT è fatta di hardware e software sostanzialmente ancora prodotti con criteri "sviluppisti": costruire sempre più "prodotti" sempre più “grossi e più ricchi" da far comprare per forza anche a chi non ne ha bisogno. Qualsiasi oggetto elettronico inquina parecchio quando viene costruito (vedi http://digifreedom.net/node/81) e può sprecare moltissima energia: un computer da tavolo consuma più di 100 dollari di corrente l'anno anche solo se rimane acceso ininterrottamente, senza essere usato. Si è calcolato in Gran Bretagna TV, videoregistratori e simili lasciati sempre in stand-by sprecano l'energia di due centrali l'anno (http://news.bbc.co.uk/2/hi/science/nature/4620350.stm).

Il software sembra immateriale, ma può inquinare tantissimo se costringe, per esigenze commerciali del suo produttore, a cambiare computer molto più spesso del dovuto. Windows Vista è stato dichiarato l'incubo delle discariche dai verdi inglesi proprio per questo (www.greenparty.org.uk/news/2851).

Localizzabilità della produzione

La quarta delle otto R dice di rilocalizzare, ma non credo che la produzione di circuiti integrati e altri componenti elettronici allo stato dell'arte sia localizzabile. Un microprocessore non è uno yogurt: almeno nel prevedibile futuro, per fabbricarlo sono indispensabili macchine estremamente sofisticate, giustificabili solo da produzioni di volumi notevoli.

Vi è poi il concetto di limitabilità di uno strumento, che è facilmente applicabile ad esempio ai mezzi di trasporto a motore, potrebbero essere riprogettati e costruiti solo per uso pubblico, cioè limitati, perchè tratta di oggetti con un uso rigidamente predefinito: “con un'automobile non si può comporre musica”… purtroppo - o per fortuna - la tecnologia ICT è uno strumento enormemente più flessibile di qualsiasi altro con l'unica eccezione, credo, della parola scritta. Dal punto di vista materiale, costruttivo, le differenze fra la PlayStation, il personal computer con cui ho scritto questo articolo, un videofonino e un elettroencefalografo sono già minime e si riducono ogni anno che passa. Soprattutto, le funzioni di un computer dipendono soprattutto da quale software contiene: un'unica "scatola" potrebbe svolgere simultaneamente tutti i compiti appena citati. Insomma, una volta prodotti, i microprocessori non sono assolutamente limitabili a un solo tipo di uso. Limitarne l'accesso solo ai professionisti sarebbe profondamente ingiusto, per non dire probabilmente irrealizzabile senza costruire una qualche religione in cui la sapienza è riservata ai sacerdoti chiusi nel tempio.

 

Quale ICT per la decrescita

Come ulteriore prova di quanto detto nel paragrafo precedente, basta ricordare che cose profondamente diverse fra loro e generalmente considerate auspicabili come la cultura (quella vera, ovviamente) accessibile a tutti al minor costo possibile e senza intermediari; la conservazione di tutte le conoscenze e la storia umana; l’analisi e le ricerche mediche per prevenire le malattie anziché curarle con farmaci inquinanti e costosi; pannelli fotovoltaici o generatori eolici abbastanza efficienti ed economici da passare davvero alle energie rinnovabili su larga scala; gli enormi vantaggi economici e ambientali di telelavoro, dell’istruzione a distanza, di servizi informativi richiedibili da casa e mille altri modi di ridurre gli spostamenti inutili; previsioni meteo affidabili e quant’altro ancora, sono tutte applicazioni della stessa produzione ICT, irrealizzabili o quasi in qualsiasi altra maniera.

Un rifiuto dell'ICT in nome della decrescita è spiegabile solo se si pensa - perché non si conosce altro - solo agli attuali computer da tavolo, più o meno portatili; solo a chat-line e giochetti con cui perdere il sonno per combattere la solitudine; solo se, in generale, si conosce o concepisce un uso personale del computer quasi esclusivamente passivo, da supertelevisore. Imparare tutti, prima possibile, a scegliere, usare e far usare i computer come si deve sarebbe invece un vantaggio anche ai fini della decrescita.

Purtroppo, senza voler offendere nessuno, competenza e consapevolezza media in questo campo sono ancora troppo basse. Vediamo spesso su Internet bravissime persone che si sforzano di consumare meno acqua, elettricità eccetera... ma ne parlano e si coordinano via Internet (cosa ottima!) usando senza rendersene conto la combinazione di hardware e software più inquinante e sviluppista che esista.

Usare e far usare "il computer" responsabilmente

Un'innovazione frugale è possibile anche nello sviluppo e nell'uso dell'ICT. A livello umano, per mancanza di spazio mi limito a dire che vanno evitati gli usi passivi del personal computer. L'impatto dell'ICT sulle risorse naturali dipende in maniera non trascurabile da quale software e formati di file si usano. Molti programmi software per ufficio, studio e svago girano solo su computer recenti, quasi sempre sovradimensionati per quello che devono veramente fare. Ma con Internet, software come quello Libero e formati di file non proprietari come OpenDocument invece di quelli di Microsoft Office si può comunicare, studiare, spesso lavorare, coordinare azioni civili anche con computer a consumo molto ridotto o di seconda mano, finché non si rompono fisicamente.

Usare i personal computer in questo modo, o almeno pretendere che lo facciano le Pubbliche Amministrazioni, fare pressione perchè si diffondano hardware e software veramente efficienti: questo è nell'interesse di qualsiasi cittadino, ma ancora di più di chi ci tiene alla decrescita.

 Marco Fioretti (Giugno 2007)

Marco Fioretti (http://mfioretti.com) scrive di diritti digitali (e qualche volta anche di decrescita) su Stop!, fa divulgazione e corsi sui rapporti fra tecnologie digitali, collabora con varie riviste d'informatica.

 
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