acaruso
Energie rinnovabili e inquinamento dei paesaggi (di A.Fratini)
17.02.2011 16:26:03

La richiesta di energia oggi in forte aumento è strettamente legata alle esigenze di un sistema economico irrazionale basato ancora sulla logica della produttività e del consumo. Eppure appare ormai chiara l’impossibilità di continuare a riempire le nostre vite di cose la cui inutilità incide negativamente, oltre che sull’ambiente, persino sui nostri stati d’animo, rendendoci a lungo andare sempre più superficiali e insoddisfatti. Non si può continuare a produrre automobili, nemmeno con l’attenuante di creare occupazione, altrimenti a questo ritmo finiremo presto per dovere cambiare automobile ogni anno o per averne due a testa! Mai come oggi la logica della produttività ha mostrato i propri limiti e l’industria è ora chiamata a confrontarsi con nuovi valori etici. L’imperativo oggi dovrebbe essere: produrre di meno per inquinare di meno e per vivere meglio. Occorre ripartire da una visione globale che rimetta seriamente in questione l’attuale sistema economico collegandolo all’ecologia, alla sistemica e alla psicologia del profondo.

 

La globalizzazione, vera e propria crociata condotta in nome del dio Economia, non consiste solo in transazioni, ma anche in un campo di battaglia smisurato la cui estensione è pari all’intera superficie del pianeta. In questa battaglia senza esclusione di colpi i lavoratori rappresentano i soldati, mentre i generali, posseduti come moderni berserker[1] dalla furia combattiva, sono incarnati dai potenti dell’economia e della politica. E come tutte le guerre, anche quella economica miete vittime umane e devasta interi territori. Basti guardare l’imponente strage di terreni e paesaggi che si sta verificando in Australia, dove spuntano come funghi le miniere di carbone destinato alla produzione di energia elettrica in Cina e in India, per rendersi conto della dimensione del problema[2].

 

E in Italia? Mentre la propaganda moltiplica le teletrasmissioni strutturate sul modello delle cartoline che offrono squarci di paesaggi accuratamente ripuliti da scorie impertinenti, l’ormai ex Bel Paese, già martoriato dalle piaghe croniche del cemento e dell’asfalto, si sta letteralmente riempiendo di pannelli solari e di enormi pale eoliche. Persino i crinali delle nostre montagne sono ad altissimo rischio in questo senso. A legittimare questa politica è il precetto religioso secondo cui a fronte di un prossimo esaurimento delle riserve di energie fossili bisogna comunque mantenere, se non addirittura aumentare, gli stessi standard produttivi incentivando la produzione di energia rinnovabile. Una delle conseguenze di questo trend frenetico e fanatico è la distruzione di paesaggi che da sempre hanno ispirato l’animo di illustri scrittori per i quali il cosiddetto “viaggio in Italia” rappresentava una sorta di educazione alla bellezza. In epoche ancora non del tutto dominate da Economia, si riteneva che le bellezze naturalistiche costituissero una sorta di portale per accedere alle vette più sublimi dell’animo umano. Ma la contemplazione dei paesaggi è un bisogno tuttora radicato nella psicologia umana, anche se è talmente represso dalle esigenze economiche da risultare per molti irriconoscibile.

 

Lo studio incrociato dell’antropologia moderna e della psicoanalisi permette di superare i nostri pregiudizi su questo tipo di vissuto a lungo ignorato o snobbato dallo spirito moderno. Questi studi mostrano che Natura e Psiche sono indissolubilmente legate, tanto che agendo sulla prima si agisce automaticamente anche sulla seconda[3]. Questo dipende dal fatto che sin dall’origine la Natura ha fatto da specchio e da supporto alla parte inconscia dell’uomo. Un po’ come se la Natura fosse diventata una sorta di memoria esterna dell’uomo. Un Hillman ispirato afferma che è nella Natura “… che l’anima dell’uomo ha avuto da sempre la sua dimora”[4] e che "… noi oggi tendiamo a dimenticare che l'anima non è solo dentro di noi, ma anche fuori di noi. E quando siamo in un giardino, che si tratti di un giardino asiatico o di un giardino alla francese o di qualunque altro tipo di giardino, si manifesta qualcosa dell'anima mundi. L'Anima del Mondo si rende visibile e, anzi, si mette in mostra"[5]. Al di là delle considerazioni filosofiche, il legame tra Psiche e Natura si manifesta concretamente nei grandi simboli dell’inconscio, quelli che ancora oggi ricorrono nei nostri sogni, come la Pietra, il Fiume, l’Animale, l’Uroboros, l’Albero, il Mare, la Grotta ecc., i quali non a caso appartengono tutti al regno naturale. Inoltre, il legame tra stati d’animo e paesaggi è piuttosto costante nei sogni. L’ambiente incide fortemente sulla Psiche e se teniamo alla nostra salute psicologica occorre riconsiderare al più presto il ruolo della Natura e il nostro rapporto con essa.

 

Se l’Io nasce all’incirca tra il sesto e il diciottesimo mese di vita quando il bambino è in grado di riconoscere la propria immagine in una superficie riflettente[6], l’emergere del Sé sembra invece dipendere da un certa modalità di rapporto con la Natura. Per esempio, durante il rito del pejote l’indiano huichol percepisce la sua identità profonda quando ad un certo punto del suo pellegrinaggio scorge il proprio volto riflesso nello specchio delle montagne della Sierra. Sarebbe sbagliato ritenere che queste dinamiche valgono solo per culture lontane. Anche per noi moderni la contemplazione dei paesaggi naturali tende ad operare a favore di un ripristino dell’equilibrio interiore. Quando si fanno sedute in ambiente naturale anziché in studio, gli analizzandi tendono spontaneamente a diventare più contemplativi e non di rado giungono a sperimentare vissuti animistici. Quel che Jung chiama “realizzazione del Sé” presuppone un tipo di rapporto partecipativo con l’ambiente naturale e un profondo rispetto dei luoghi e delle altre entità naturali legati all’anima. E’ ora di rendersi conto che le esigenze psicologiche sono altrettanto concrete e importanti di quelle materiali. Non si può più fingere di non vederle. Psiche ha le sue esigenze profonde: scissa dalla Natura il rischio è di non poterle più soddisfare.

 

In linea di massima il puntare sulle energie rinnovabili potrebbe rivelarsi un tornante molto positivo per la salute del pianeta, a condizione però che alle forme classiche di inquinamento dell’aria e dell’acqua non si sostituisca l’inquinamento dei paesaggi e dell’anima. Non mi stupirei se queste semplici considerazioni potessero avere per qualcuno il sapore di una autentica rivelazione. Esse squarciano per un attimo il velo illusorio steso da Economia. L’uomo è arrivato oggi ad un bivio: o accetta di guardare dentro di sé, di frenare i suoi appetiti, di rimettere in questione il sistema e di riscoprire il sacro legame che lo lega alla Natura, oppure perderà del tutto il contatto con l’anima e verrà travolto da quel daimon economico che già in parte lo possiede.

 

 

Antoine Fratini, Pozzolo il 18/01/2011



[1] Gli antichi guerrieri nordici devoti al culto di Odino.

[3] Vedi il mio La religione del dio Economia, CSA Editrice, Crotone 2009

[4] James Hillman, Politica della bellezza, Moretti e Vitali, Milano 2002

[5] James Hillman, Il piacere di pensare, Rizzoli 2004

[6] Jacques Lacan, Le stade du mirroir comme formateur de la fonction du je, in Ecrits, Seuil, Paris 1966

 



Tags:

Comments 1 | Hits: 1468715 | Leggi tutto...


 
acaruso
Il Parco Nazionale… delle discariche! (di A.Fratini)
11.11.2010 18:11:35

Una interpretazione psicoanimistica dei fatti di Terzigno

 

Mentre in qualunque nazione realmente progredita un parco naturale come quello del Vesuvio verrebbe considerato, oltre che un luogo da tutelare, una risorsa eccezionale per l’economia locale dei comuni che lo ospitano, nell’Italia di oggi si trasforma in un luogo ideale (l’unico?!) per ubicarvi discariche a cielo aperto. Ora, al di là dei problemi ecologici e politici pur rilevanti riguardanti l’igiene, l’inquinamento dell’aria, delle falde acquifere, delle coltivazioni e alla mancanza di un procedimento democratico “dal basso” coinvolgente le popolazioni locali, questo fatto rappresenta anche, ad un analisi più approfondita, l’ennesimo segno di una vera e propria offensiva contro i parchi naturali già denunciata in altra sede1.

 

Questa tesi potrà probabilmente apparire strana o esagerata, ma cessa di sorprendere se si considera che la Natura, con le sue esigenze e regole specifiche da rispettare e legate alla stessa sopravvivenza del pianeta, tende sempre più ad essere vista come la maggiore nemica di una economia di mercato che si vorrebbe, appunto, priva di limiti. Fare passare il messaggio che un parco naturale nazionale di per sé unico in Europa per la sua origine vulcanica e il suo interesse di tipo storico e paesaggistico possa “digerire”, anche provvisoriamente, montagne di rifiuti prodotte da un consumismo sfrenato e cieco e quindi sostituirsi ad una adeguata politica di riduzione della produzione e dei consumi, nonché ad un sistema virtuoso di raccolta differenziata, è come volere tamponare le falle di una rimozione dell’inconscio che ha smesso di funzionare. La rivolta degli abitanti di Terzigno andrebbe a mio parere letta attraverso questa chiave. Essi nutrono il sentore, non soltanto



Tags:

Hits: 1547575 | Leggi tutto...


 
acaruso
A scuola di decrescita.... (di Le Storie di Altro)
23.09.2010 10:12:15

Oggi segnaliamo l'articolo scritto da due partecipanti all'ultima scuola della decrescita tenutasi ad agosto a Sant'Erasmo, nella laguna di Venezia.

E' un modo per raccontarvi come è andata la scuola (le parole che in quei giorni sono risuonate…) ma anche, un modo per segnalarvi l'interessante avventura in cui Marina e Roberto si sono lanciati da pochissimi mesi con “Le Storie di Altro...portale per una vita alternativa”.

Buona lettura!

 

A SCUOLA DI DECRESCITA

Quando noi de Le Storie di Altro abbiamo deciso di tuffarci in questa stravagante avventura estiva non avevamo del tutto chiaro come potesse presentarsi una "scuola di decrescita". Della decrescita sapevamo soprattutto quello che avevamo letto da Latouche per preparare l'articolo che gli abbiamo dedicato nella sezione Altra Economia, ma per quanto mi riguarda ne avevo dedotto solo un interessante approccio al sistema economico, con cui mi accingevo a decostruire con non poco accanimento compulsivo i miei studi universitari!
Iscriversi alla scuola estiva poteva sembrare un atto di coraggio o, ai più scettici, una follia: non a caso i nostri premurosi tutor continuavano a scriverci per e-mail del torrido clima agostano e delle tristemente note zanzare che ci attendevano sull'isola di Sant'Erasmo, nella laguna di Venezia, dove ci saremmo trasferiti per circa una settimana per frequentare una scuola intensiva e oserei dire "totalizzante",con attività che in qualche caso ci hanno assorbito dalle 8,00 alle 24,00!
Eppure ci tengo a dire ai più scettici che per i venticinque fortunati partecipanti, provenienti da tutta Italia, è stata un'esperienza assolutamente straordinaria che sicuramente non è destinata a rimanere "un'avventura estiva", ma a generare una rete di relazioni che ci porteremo dietro.

Perché una scuola di "decrescita"?! Perché decrescere?!
La scuola di decrescita è un progetto itinerante giunto quest'anno alla sua ottava edizione, una full immersion ambiziosa, attraverso cui decolonizzare il nostro immaginario, riappropriarci del nostro cervello, auspicabilmente non del tutto atrofizzato, e ragionare insieme su come cambiare concretamente il mondo. Se vi pare un'assurdità vi invito alla scuola del prossimo anno!
L'assunto di partenza è quasi banale: il nostro pianeta non può sostenere i ritmi e le modalità di "crescita" delle nostre società; le risorse non sono infinite né rigenerabili, e questo vale tanto per il petrolio che bruciamo quanto per l'acqua, l'aria e il suolo che contaminiamo.
La crescita che noi uomini perseguiamo instancabilmente non ha nulla a che fare con i processi di crescita naturale che si presentano ciclici e privi di produzione di rifiuti..........

 

Continua su....      http://www.lestoriedialtro.it/scuola_di_decrescita.html

 



Tags:

Hits: 108622 | Leggi tutto...


 
acaruso
Un mare di petrolio...nel Golfo del Messico (di A.Castagnola)
15.07.2010 13:39:38

Oggi ospitiamo una grande firma!! E ci parla del disastro del Golfo del Messico....

 

Qualche considerazione sul più grave disastro ambientale degli Stati Uniti:

Tralasciando le possibili analisi del disastro, ampiamente elaborate da molte fonti internazionali, sembra utile evidenziare alcuni aspetti più trascurati, con lo scopo di collegare questo tragico evento alle tematiche della decrescita:

 

-Finora gli Stati Uniti avevano importato gran parte del loro fabbisogno di petrolio e gas, dalle zone con maggiori riserve (dall’Arabia Saudita alla Nigeria, passando per l’Iraq contro il quale sono state scatenate due guerre la cui principale motivazione economica era proprio il controllo di questa essenziale materia prima energetica). Con l’aumento dei prezzi internazionali, il maggior rischio delle fonti in Venezuela, e i ritardi della conclusione delle guerre, negli Stati Uniti hanno prevalso i sostenitori della valorizzazione delle fonti interne.



Tags:

Hits: 113448 | Leggi tutto...


 
acaruso
È l’ora del “buen vivir” (di I.Capozzi)
30.06.2010 12:10:03

Addentrarsi tra le pagine di “Buen vivir. Per una democrazia della terra.” di Giuseppe De Marzo significa assistere al delinearsi di uno scenario che, collegandosi alle crisi della nostra piccola Italia, si ricongiunge ad una situazione di turbolenza e di insofferenza mondiale.  Quello che più si manifesta sfogliando il libro, pubblicato nell’ottobre del 2009, è quanto la crisi sociale attuale sia estremamente imprescindibile da quella ecologica, e come, parlando di debito sociale dei popoli del Sud, sia divenuto impossibile tralasciare il cosiddetto debito ecologico.  Tuttavia, la popolazione mondiale non si arrende, non soccombe alla riduzione esponenziale del proprio spazio vivibile che lascia il posto all’interminabile processo di espropriazione e contaminazione di terre e diritti. Non bisogna certo andare lontano per toccare con mano questo fermento: il movimento NO TAV della Val di Susa è un esempio di gruppo spontaneo di cittadini che per la prima volta nella loro vita si ritrovano a combattere a tutela del proprio territorio. Tipico caso di coloro che, nonostante non abbiano mai fatto parte di movimenti ambientalisti, si avvicinino a questo tipo di protesta per difendere il proprio territorio.

Quello che salta agli occhi, in ogni caso, è come, mentre i popoli del Sud del mondo fanno grandi passi avanti nel concretizzare la loro protesta e, creando alternative credibili e praticabili, prospettino un reale cambiamento nella concezione e nell’attuazione di nuovi stili di vita, il Nord



Tags:

Hits: 113529 | Leggi tutto...


 
acaruso
Are we Stupid? (di A.Caruso)
10.11.2009 18:21:02

Si tratta di un film da vedere, girato con pochi soldi ma con un'idea filmica molto efficace.

Lanciato il 22 settembre in una prima mondiale, sta cercando di farsi strada grazie a forme di distribuzione alternative e innovative. Per organizzare proiezioni: http://www.ageofstupid.net/

Dicevo dell'idea filmica secondo me molto azzeccata: il film è ambientato nel 2055 quando ormai le catastrofi naturali dovute al riscaldamento globale hanno fatto il loro corso. Il protagonista (l’attore che interpretava il misterioso avvocato Kobayashi ne "I soliti sospetti") si trova all'interno di una particolare e moderna torre fortificata, creata per conservare una sorta di "archivio del genere umano". Per l'appunto il protagonista inizia a visionare i documenti video di repertorio conservati, ripercorrendo le tappe che hanno portato alla catastrofe: da quelle per noi già avvenute come Katrina, a quelle che secondo la scienza, nel giro di poco dovranno realizzarsi se non si prenderanno seri e tempestivi provvedimenti a livello planetario...

 



Tags:

Comments 3 | Hits: 39773 | Leggi tutto...


 

decrescita.it il sito dell'Associazione per la Decrescita