Banche, attività finanziarie e monete alternative.

di Maurizio Ruzzene (2012) –

Una ricostruzione introduttiva sui problemi sollevati dalla finanziarizzazione speculativa dell’economia e sulle risposte che si possono dare attraverso lo sviluppo di sistemi di scambio e di credito alternativi: solidali, ecologici, senza denaro e senza interessi.


E’ ormai ben noto come il ruolo esercitato dal sistema finanziario e dalle banche nell’amplificazione dell’attuale crisi economica sia enorme, e le responsabilità gravissime. E probabilmente la responsabilità principale va individuata nella gestione truffaldina e fallimentare di un’istituzione che è o dovrebbe essere pubblica come la moneta, ma che è stato piegata a fini particolaristici, specialmente speculativi, scaricando tutti i costi inflazionistici e depressivi sulla collettività, e consentendo l’accumulo di fortune enormi a pochi agenti e manager finanziari privi di scrupoli. Alla base di tutto vi sono non solo le spinte continue ad una crescita economico monetaria incessante ed indiscriminata ma la stessa costituzione capitalistica del denaro, come potere di disposizione astratto, impersonale, ed universalmente fungibile: su cose, uomini ed essere viventi. E in termini di una riproduzione incessante delle differenze di potere /dominio monetario esistenti tra gli agenti, i gruppi e le classi sociali, tutto il gioco della crescita economica deve essere ancora ri-compreso e re-interpretato, proprio alla luce delle sue manifestazioni più recenti.

Si tratta certo di dinamiche e fenomeni molto complessi, fino a pochi anni fa accessibili solo a pochi esperti in materie economiche. Oggi però i loro esiti sono più o meno evidenti a tutti, anche quando entrano in gioco pratiche sotterranee e complicità oscure.
La portata dell’abuso privatistico della creazione di nuovo denaro – debito, concessa impunemente e gratuitamente dagli stessi organi di potere politico al sistema della finanza speculativa globale, è individuabile ad esempio in due dati di fatto inequivocabili. In primo luogo nel fatto che più del 90% (precisamente ormai circa il 97%) delle nuove masse monetarie che entrano in circolazione annualmente sono oggi create e gestite non dalle Banche Centrali dei singoli paesi ma da sistemi bancari e finanziari de-localizzati, orientati speculativamente e sostanzialmente opachi nel loro funzionamento (vedi su tali aspetti Lietaer, Arnsperger, Gorner, Brunhuber, 2012). In secondo luogo il sistematico abuso privatistico della produzione di denaro in-debito, emesso senza alcuna copertura o senza alcuna base reale di valore, al solo fine di creare appunto pure relazioni di credito generanti fenomeni di debito sempre più pesante, può essere individuato nel fatto che il volume dei futures immessi annualmente nel mercato finanziario è ormai più di una decina di volte maggiore del PIL globale. E si tratta appunto, in larghissima parte, di titoli e attività sviluppati a fini completamente speculativi, privi di riferimenti solidi a qualsiasi criterio economico reale, oltre che etico, emessi come scommessa sugli andamenti borsistici di sistemi di crescita monetaria ormai del tutto virtuali, fittizi, dissipativi.

Da anni la creazione e la gestione sconsiderata di titoli di denaro-debito da parte delle organizzazioni bancarie e finanziarie globali stanno alimentando una crescita continua dei prezzi delle risorse oggetto di speculazione e tesaurizzazione, come le abitazioni e i terreni, e hanno finito per rendere alla fine endemicamente “scarse” le stesse masse monetarie necessarie a far funzionare tutto il sistema (Aglietta e Rebérioux 2004). La “scarsità” di denaro non riguarda però tutti i soggetti e gli agenti economici nello stesso modo. Essa colpisce in primo luogo le piccole e medie imprese, ma anche le economie pubbliche che devono pagare interessi enormi per titoli di credito privi di alcuna base di valore reale. In sostanza, l’unica base di valore posseduta dai sistemi monetari attuali risiede nelle poche assicurazioni che i sistemi statuali dei diversi paesi sono in grado di fornire ai mercati riguardo alla stabilità del valore delle valute. Ma gli stati non traggono alcun profitto dalla condizione sempre più incerta di unici garanti formali del valore delle rispettive monete nazionali.
Attraverso le banche centrali gli stessi governi dei paesi più sviluppati continuano a concedere quasi gratuitamente agli istituti bancari privati tutto il denaro richiesto, e questi li investono a loro volta sia in operazioni speculative sia nei titoli del debito pubblico, oggetto delle stesse operazioni speculative, ricavando comunque guadagni enormi. L’uso del denaro impiegato per finanziare le economie pubbliche dei paesi sviluppati diventa sempre più costoso, anche in condizione di stagnazione produttiva, a causa di un aumento dei tassi di interesse che deriva principalmente dalla crescita dei rischi e dalla svalutazione inflazionistica delle masse monetarie accumulate, alimentate entrambe (crescita dei rischi e crescita monetaria inflazionistica) dalle stesse attività speculative che dominano ormai ogni dimensione economica e politica (su questi aspetti si può vedere oltre ad Aglietta e Rebérioux 2004, Gallino 2011).

Così, con l’aumento insostenibile dei tassi di interesse praticati dalle banche private proprio nei periodi di maggiore difficoltà economica, sono aumentate e aumentano in misura esponenziale anche le possibilità di fallimento dei singoli agenti che producono beni e servizi utili, pubblici e privati, rendendo il livello dei rischi di insolvenza ancora più elevato. E si ripete in questo modo il vecchio circolo vizioso per cui a pagare per le malefatte del sistema oscuro e corrotto della finanziarizzazione speculativa globale è sempre la collettività nel suo complesso, e specialmente i ceti medi e più deboli, a prescindere dal loro coinvolgimento nello stesso processo di finanziarizzazione speculativa.
Anche le Casse di risparmio e le piccole banche regionali, che avevano goduto della fiducia totale e di una sostanziale delega in bianco da parte dei piccoli risparmiatori, si sono fatte largamente coinvolgere nella grande truffa globale. Molti funzionari e direttori degli istituti di credito di ogni dimensione hanno agito nei mercati della speculazione globale giocando più o meno sottobanco, nell’interesse proprio o delle proprie organizzazioni e a danno sistematico dei risparmiatori, arrivando a dilapidare una gran parte dei risparmi accumulati dalle famiglie, soprattutto statunitensi ma anche italiane, e contribuendo ad ampliare in misura significativa la situazione debitoria globale (vedi al riguardo: Baches 2004, Baranes 2012).

Il rapporto vizioso che si stabilisce tra attività bancarie, denaro e debito non dipende però solo dal comportamento fraudolento degli agenti finanziari ma come si diceva è relativo alla stessa prospettiva della crescita economica capitalistica e alle istituzioni dei profitti, delle rendite e degli interessi pagati sui crediti in denaro, che sono tra le cause principali della rincorsa alla crescita economica perseguita sistematicamente attraverso lo sfruttamento indiscriminato di ogni risorsa disponibile. Per questo il problema della costituzione del denaro e delle monete non può non interessare direttamente gli stessi movimenti d’ispirazione ambientalista, che intendono contrastare il degrado dei contesti ambientali e dei patrimoni naturali e culturali.
Il pagamento di rendite ed interessi sul denaro-debito porta infatti ad aumentare inevitabilmente i processi inflazionistici di lungo periodo, e questi portano a richiedere interessi sempre più alti, riproducendo condizioni ormai endemiche di crisi e di debito, pubblico e privato, e costringendo a rilanciare continuamente i processi di sfruttamento e il degrado ambientale in un ennesimo circolo vizioso apparentemente inarrestabile.

Sia per fronteggiare il problema del pagamento di tassi di interesse crescenti, in larga parte esosi ed iniqui, sia per cercare di ricostituire legami sociali più equi, solidali e responsabili, si sono andate delineando ormai da alcuni decenni ipotesi ed esperienze attorno ad una pluralità di sistemi monetari o pseudo monetari locali, basati su “principi di solidarietà ed equità e senza interessi né inflazione” (Kennedy 1995). All’interno dello stesso movimento italiano per la decrescita sono state elaborate ipotesi per lo sviluppo di nuove strumentazioni monetarie che possono risultare funzionali ai bisogni individuali, alle esigenze dei territori e delle comunità e alle prospettive di riconversione/riqualificazione della istituzioni economiche, incluse quelle monetarie, per renderle più compatibili con una cultura ecologica, cercando di andare oltre ai vincoli istituzionali e alle disfunzioni economiche del sistema di finanziarizzazione speculativa globale (vedi al proposito Ruzzene 2012).

Al di la della comune convergenza verso ipotesi di monete solidali, senza interessi e senza inflazione, generalmente radicate su dimensioni territoriali abbastanza circoscritte, bisogna ricordare che esistono ipotesi e sperimentazioni di monete locali molto diverse tra loro. Le diversità più significative riguardano sia la considerazione del ruolo economico che può essere svolto da sistemi di credito e scambio ispirati a principi di solidarietà e di equità ma anche ecologici, sia il rapporto che i sistemi monetari alternativi possono intrattenere rispetto ai sistemi economici e monetari ufficiali (vedi ad esempio Amato e Fantacci 2006, Blanc 2011).
Ci sono approcci e concezioni di monete locali che intendono porsi in qualche modo in competizione o in alternativa rispetto alle istituzioni monetarie ufficiali ed alle relazioni economiche di tipo capitalistico, come avviene in alcune esperienze di Let’s inglesi e di Banche del Tempo italiane (North 2011, Coluccia 2001). E ci sono approcci che si muovono in un’ottica di pura complementarietà al fine prevalente di aumentare i livelli di occupazione e rilanciare le economie sul piano locale (Lietaer 2001).

E’ specialmente questo ultimo tipo di approcci che sta prevalendo, tanto nella ricerca quanto nella pratiche concrete. Penso ai buoni sconto SCEC, sperimentati da qualche tempo in Italia, ma anche al sistema Sardex, sviluppato guardando in particolare all’esperienza del WIR svizzero (un sistema di scambi e crediti a motivazione fortemente economica). Ed in genere è poco considerata l’ipotesi abbastanza realistica che le stesse monete complementari possano alimentare in altre forme le dinamiche accrescitive e dissipative prevalenti, piuttosto che ridurle, cercando di coltivare uno sviluppo economico sociale fondato non più sulla produzione di beni di consumo ma sull’attivazione di una pluralità di servizi orientati al prendersi cura, dei beni ambientali, così come della persona e delle istituzioni sociali.
Solo su queste basi si potrebbero dare luogo a nuove forme di sviluppo (come cambiamento) economico sociale effettivamente sostenibile, specie sul piano ambientale, senza doverle contrapporre ad una prospettiva di decrescita che viene rappresentata troppo spesso in funzione di una riduzione dei consumi più che nei termini di una ampia trasformazione dei sistemi economici, monetari e di finanziamento costituiti (per una considerazione più articolata dei rapporti abbastanza problematici esistenti tra prospettive di sviluppo sostenibile e decrescita si può vedere in particolare Ruzzene 2007).

Ormai da diversi anni una pluralità di monete complementari e alternative sono state sperimentate a stanno proliferando in tutto mondo, specialmente in seguito all’inasprirsi delle attuali condizioni di crisi sistemica (North 2011). Va detto però che tranne in pochi casi isolati il loro impatto pratico è risultato comunque abbastanza scarso, non solo per contrastare lo strapotere del sistema finanziario speculativo ma anche per fronteggiare le stesse condizioni di crisi economica in aree abbastanza ristrette. Gli obiettivi solitamente perseguiti sono in genere molto limitati, forse troppo limitati rispetto ai costi necessari per attivare un sistema di monete complementari sufficientemente ampio, socialmente utile ed economicamente funzionale. E la tendenza a richiudersi in sfere d’azione e relazione di piccole dimensioni ha portato anche a disinteressarsi in genere non solo delle dinamiche che si andavano sviluppando in ambito finanziario ma anche dei problemi posti dal finanziamento delle economie pubbliche ed orientate ai principi del prendersi cura (per approfondire questi aspetti si può vedere Ruzzene 2009 e 2012).

Le potenzialità di sviluppo delle esperienze di sistemi monetari alternativi restano comunque molto ampie, proprio alla luce degli sviluppi estremamente contradditori, manifestamente disfunzionali ed apertamente dissipativi degli attuali sistemi di credito, intrecciati strutturalmente con i destini fallimentari della finanziarizzazione speculativa. E le potenzialità maggiori possono essere individuate tanto nello sviluppo di relazioni di scambio alternative, cooperative e solidali, quanto nello sviluppo di sistemi di credito o di finanziamento senza interessi e senza esiti accrescitivi di tipo inflazionistico e dissipativo.
Un sistema di crediti comunitari senza interessi, gestito da governi locali e basato su appropriate unità di misura del valore dei beni/servizi scambiati (come ore di lavoro convertibili in livelli retributivi medi) potrebbe servire non solo ad attivare “lavoro inoccupato” per soddisfare bisogni legati alla fruizione dei patrimoni ambientali, ma anche per finanziare una parte considerevole delle spese pubbliche applicate alla cura dei beni comuni. Potrebbe aiutare a ricostruire un sistema di accantonamento previdenziale pubblico (specie pensionistico) senza inflazione, orientato alla cura dei beni comuni e in grado di sfuggire agli esiti catastrofici a cui sono destinati in un futuro ormai prossimo tutti i fondi pensione stretti nelle spire della speculazione finanziaria globale (esempi più dettagliati sul rapporto che si può stabilire tra ricostruzione dei sistemi previdenziali, forme di credito alternative e superamento della prospettiva del debito pubblico sono riportati in Ruzzene 2012).
E potrebbe infine contribuire al recupero di un patrimonio abitativo comune, rilanciando relazioni mutuali e cooperative negli ambiti comunitari locali e portando a ridurre drasticamente i costi sostenuti dalle famiglie per il bene casa (si può vedere al proposito Serra 2005; e un sistema di crediti mutuali, in tempo di lavoro costituisce già oggi una forma importante del rilancio del patrimonio residenziale misto pubblico/ privato in alcune aree australiane).

Le comunità locali e le associazioni non profit, come le Banche Etiche, potrebbero svolgere un ruolo importante in questo processo, sicuramente difficile e lungo, così come possono risultare utili le attuali campagne contro la finanziarizzazione speculativa del risparmio o per la ricontrattazione del debito, pubblico e privato, per la maturazione di condizioni favorevoli alla messa in discussione dell’egemonia finanziaria globale. Tutto potrà servire però a ridimensionare più o meno significativamente l’attuale strapotere dello stesso sistema finanziario solo se si arriverà a toccare il nodo centrale della necessaria ricostituzione collettiva delle istituzioni monetarie e del credito, partendo dalla ridefinizione della stessa natura del denaro e arrivando a sviluppare pratiche di finanziamento e sistemi di credito non complementari ma alternativi rispetto alle strumentazioni pratiche monetarie e finanziarie dominanti.
Va rilevato infine che parlare di sistemi di scambio e di credito alternativi non significa pensare di potere superare le forme monetarie esistenti ma, più semplicemente, cercare di sviluppare metodi di valutazione e di misurazione economica dei valori di attività di servizio e produttive beni che possano risultare almeno in parte sostitutivi delle forme di calcolo e delle strumentazioni monetarie ufficiali. Se opportunamente congegnato e costituito ogni sistema di scambi e crediti alternativi, specie se in tempo di lavoro di valore medio, può implicare di fatto una riduzione dei volumi monetari finanziari determinati da spinte accrescitive del tutto inflazionistiche e dissipative (e dunque una decrescita reale dei volumi e dei poteri finanziari), consentendo nello stesso tempo uno sviluppo (come cambiamento di forma) dei bisogni e delle attività di cura, delle relazione e dei servizi socialmente utili. Simili prospettive sono già sperimentate, anche se in misura e con obiettivi molto limitati, in alcuni sistemi di Lets e banche del tempo, le cui potenzialità potrebbero essere molto più ampie, enormi se supportate da strumentazioni adeguate e da adeguate attività di progettazione e di cooperazione collettive.

Si tratta certo di ipotesi ancora in parte utopiche ma non si può sperare di affrontare adeguatamente la questione dello sganciamento dalle pratiche dissipative di risorse e distruttive di comunità, veicolate dagli attuali sistemi finanziari, se non si saprà ripartire collettivamente dalla ricostituzione di un progetto politico comune volto alla programmazione di un impiego economico sostenibile delle risorse disponibili su base territoriale, senza l’ossessione della crescita ma anche senza l’avversione pregiudizievole per qualsiasi forma di economizzazione dei beni comuni e delle attività di cura.

Note bibliografiche
– Aglietta, M. and A. Rebérioux (2004) Dérive du capitalism financiere, (Paris: Editions Albin Michel)
– Amato M. e L. Fantacci (2006), Monete complementari per i DES, Centro di ricerca di BPE
– Backes, E. e D. Robert (2004), Soldi. Il libro nero della finanza internazionale, Nuovi mondi Media.
– Baranes Andrea, “Breve storia della crisi”, in Manifesto degli economisti sgomenti. Capire e superare la cri-si, Minimum fax, 2012
– Blanc, Jerome (2011) “Classifying CCs: Community, complementary and local currencies’ types and generations’’, in International Journal of Community Currency Research. Vol 15D pp.4-10.
– Coluccia, Paolo (2001), La banca del tempo, Bollati Borringhieri , Torino
De Simone, Domenico (2003), Un’altra moneta, Malatempora, Roma.
– Fumagalli A., C. Marazzi e A. Zanini (2002), La moneta nell’impero, Ombre Corte, Verona.
– Gallino, L. (2011), Finanzcapitalismo, Einaudi, Torino
– Kennedy, M. (1995), La moneta libera da interessi e da inflazione, Arianna Editrice, Casalecchio, 2006.
– Lietaer, B. (2001), The future of Money, Century, London.
– Lietaer B., C. Arnsperger, S. Goerner e S. Brunnhuber (2012), Money and Sustainability. The Missing Link, Triarchy Press, Devon (UK).
– North, P. (2011), Moneta locale, Arianna Editrice
– Pittau, M. (2004), Economie senza denaro, EMI, Bologna
– Ruzzene, M. (2007), “Decrescita e sviluppo sostenibile”, ora in Crisi e – Trasformazione, Edizioni Punto Rosso, Milano, 2012.
– Ruzzene, M. (2008), ‘‘Environmental Politics and Actual Degrowth: The issue of a sustainable financing of care activities, public goods, and commons’’. In Flipo, F. and F. Schneider (Eds.) Proceedings of the First International Conference on Economic De-Growth. (Paris) pp.253-258.
– Ruzzene, M. (2009), “Monete” in AAVV, Il dolce avvenire, Diabasis Parma 2009
– Ruzzene, M. (2012), Crisi e trasformazione. Beni comuni ed economie pubbliche tra stato, finanza speculativa e monete locali, Edizioni Punto Rosso, Milano.
– Serra, S. H. (2006) “Establishing Time Based Community Currencies: Means of Measure, Exchange and Storage”, in International Journal of Community Currency. Vol 10 pp.56-67.

* articolo scritto per il testo collettivo Immaginare il futuro della decrescita, Terra Nuova edizioni, 2012

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